Visualizzazione post con etichetta iran. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iran. Mostra tutti i post

venerdì 14 marzo 2008

Iran, buone notizie (ogni tanto...)



Da NoGod un comunicato del gruppo EveryOne che riguarda Mehdi Kazemi:

Dopo la storica approvazione dell'urgente Risoluzione Europea sul caso di Seyed Mehdi Kazemi, l'Home Office britannico, Jacqui Smith, ha deciso poche ore fa di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay, membro del Gruppo EveryOne.
Quanto avvenuto oggi è il risultato della mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne con il Partito Radicale Nonviolento e le Associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti. "Quando ci siamo assunti l'impegno di tentare di salvare Mehdi," dichiarano con entusiasmo i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "il giovane gay iraniano era destinato alla deportazione a alla morte sulla forca in Iran. Poi attorno a noi e ai nostri alleati si è creata una rete di solidarietà che ha evitato un altro crimine contro i Diritti Umani. E' il primo passo verso una società non più indifferente, ma capace di rispettare i diritti dei profughi, che sono l'anello più debole dell'umanità".
Non si può che esprimere la più profonda soddisfazione per questa grande vittoria sul campo dei diritti umani, che ha portato alla salvezza di una vita umana e ha scritto una pagina importante di Storia europea: d'ora in poi i massimi organismi garantiranno che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE, che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale.
"E' un trionfo per la civiltà umana," concludono i leader di EveryOne, "preludio alle nostre nuove campagne, il cui fine è la salvaguardia dei profughi e di altre minoranze perseguitate. Mentre festeggiamo la salvezza di una vita, però, dobbiamo lottare perché le nazioni si pongano sulla via dei Diritti Umani e abbandonino persecuzioni e ingiustizie che sono il retaggio di epoche che è necessario lasciarsi alle spalle".
Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

giovedì 13 marzo 2008

Iran, (ennesime) brutte notizie



L'OLANDA NEGA ASILO ALL'IRANIANO CHE RISCHIA LA FORCA PERCHE' GAY
Le autorità olandesi hanno comunicato a Seyed Medhi Kazemi, il ragazzo gay iraniano che rischia in Iran la pena di morte a causa della sua omosessualità, di aver respinto la sua richiesta di asilo.
giovedì 13 marzo 2008, di Liberazione via Gaynews

Le autorità olandesi hanno comunicato ieri a Seyed Medhi Kazemi, il ragazzo gay iraniano di 21 anni che rischia in Iran la pena di morte a causa della sua omosessualità, di aver respinto la sua richiesta di asilo. Entro 72 ore dal momento della sentenza dovrebbe quindi essere rimpatriato in Gran Bretagna, dove è quasi certa la sua deportazione in Iran. Medhi Kazemi è finito nel mirino delle autorità iraniane perchè il suo nome, insieme a quello di molti altri, era stato fatto dal suo ex compagno, torturato e poi giustiziato in Iran con l'accusa di sodomia. Per la sua sorte si è mobilitato ieri anche il Parlamento Europeo, di fronte al quale è stata presentata una risoluzione d'urgenza, promossa dai deputati radicali Cappato e Pannella. Un comunicato dei Radicali sottolinea che dopo la decisione delle autorità olandesi «appare certo il rientro del giovane in Gran Bretagna che in passato ha già deciso del suo rimpatrio in Iran dove lo attende la pena di morte con l'accusa si sodomia. Domani al Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo, verrà votata la Risoluzione d'urgenza firmata a questo momento da 125 deputati: tra gli altri hanno finora firmato Daniel Cohn-Bendit e Monica Frassoni, co-Presidenti del Gruppo dei Verdi, Nicole Fontaine, già Presidente del Parlamento Europeo, Michel Rocard, già Primo Ministro francese, Pasqualina Napolitano, Vice Presidente del Gruppo Pse, Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo.

La civile e tollerante Olanda... mai fidarsi delle apparenze.

lunedì 25 febbraio 2008

RIFUGIATO GAY IRANIANO RISCHIA DEPORTAZIONE DA REGNO UNITO, URGENTE APPELLO ALL’EUROPA



da No God.

COMUNICATO STAMPA
24 febbraio 2008
RIFUGIATO GAY IRANIANO RISCHIA DEPORTAZIONE DA REGNO UNITO, URGENTE APPELLO ALL’EUROPA. GRUPPO EVERYONE: “E’ GIA’ CONDANNATO A MORTE PERCHE’ GAY, FERMIAMO L’ENNESIMO CRIMINE DEL GOVERNO BROWN”.

MARTEDI’ FISSATO IL VOLO CHE PORTERA’ IL GIOVANE MEHDI KAZEMI DA AMSTERDAM A LONDRA, DA CUI VERRA’ SUCCESSIVAMENTE DEPORTATO IN IRAN. IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DEL REGNO UNITO DA PARTE DELL’UNIONE EUROPEA, NONCHE’ L’IMMEDIATA CONCESSIONE DELL’ASILO AL DICIANNOVENNE, CHE DA POCHI GIORNI E’ DIVENUTO MEMBRO EFFETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE. IN IRAN E’ RICERCATO DOPO CHE IL SUO PARTNER – GIUSTIZIATO PERCHE’ OMOSESSUALE NELL’APRILE 2006 – AVEVA CONFESSATO LA LORO RELAZIONE AMOROSA.
Si chiama Seyed Mehdi Kazemi, ha poco meno di vent’anni ed è uno dei membri del Gruppo EveryOne. E’ un iraniano omosessuale che a novembre 2005 si è recato da Teheran a Londra per motivi di studio, e che è stato costretto a richiedere l’asilo come rifugiato all’Home Office del Regno Unito in seguito alla scoperta, da parte delle autorità iraniane, della sua relazione omosessuale con un altro ragazzo, già condannato a morte e giustiziato nell’aprile del 2006. Parham, il suo partner dall’età di 15 anni, era stato infatti arrestato dalla polizia di Teheran con la fatidica accusa di “lavat” (sodomia) dopo essere stato colto dalle autorità iraniane in compagnia di un altro ragazzo, mentre Medhi già soggiornava in Inghilterra e frequentava il college. Nel corso di un interrogatorio in carcere, Parham è stato costretto dai suoi aguzzini a riferire nomi e cognomi di tutti gli uomini con cui aveva intrattenuto relazioni, tra cui lo stesso Mehdi. La polizia iraniana si è già presentata a casa del padre di Mehdi, a Teheran, intimandogli la custodia del figlio per sottoporlo a giudizio.
E’ di pochi mesi fa il verdetto negativo dell’Home Office Britannico, che ha respinto la richiesta d'asilo: Medhi dovrà essere re-impatriato nel suo Paese d’origine perché, secondo il Governo Britannico, non corre rischi di alcun tipo. Medhi è dunque fuggito clandestinamente dall’Inghilterra, intenzionato a raggiungere il Canada, ma è stato fermato dalla polizia di frontiera tedesca. Una volta ascoltata la sua storia, è stato mandato in Olanda (nota per concedere lo status di rifugiati ai gay iraniani), in consegna sempre alle forze di polizia. Tuttavia, il Regno Unito ha presentato in questi giorni all’Olanda una richiesta formale di ripresa in consegna, secondo il Trattato di Dublino e secondo il regolamento CE 343/2003, di Mehdi, per poi provvedere alla sua deportazione in Iran.
Omar Kuddus, dell’associazione Gay Asylum UK, racconta al Gruppo EveryOne di aver ricevuto una telefonata da Mehdi il 18 febbraio scorso, nella quale il ragazzo lo ha informato che è già stato fissato il volo che martedì 26 febbraio lo riporterà in Inghilterra: partirà alle 8 del mattino (ora olandese) da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam, e arriverà a Heatrhrow, Londra, intorno alle 8.30 del mattino (ora inglese).
“Chiediamo una forte presa di posizione dell’Unione Europea, con un commissariamento nei confronti del Governo di Brown” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne, che ha preso in consegna il caso, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Il Regno Unito continua imperterrito nel violare le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti dei rifugiati, nonché le direttive e i regolamenti europei che disciplinano le richieste di asilo: lo ha fatto con la lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, negandole lo status di rifugiata per non poter provare la sua omosessualità; lo ha ripetuto, appena un mese fa,” continuano “con la vergognosa deportazione nel Ghana di Ama Sumani, malata terminale di cancro che aveva chiesto disperatamente di potersi curare in Inghilterra, a causa dell’impossibilità di farlo nel suo Paese d’origine.”
Il Gruppo EveryOne chiede ufficialmente al Parlamento Europeo e all’Alto Commissario per i Rifugiati dell’ONU, António Guterres, di far sì che venga subito fermata la deportazione del ragazzo e venga concesso allo stesso, nell’immediato, lo status di rifugiato. E’ di appena il 31 gennaio scorso la presa di posizione della Commissione Europea, secondo cui “gli Stati membri non possono espellere o rifiutare lo status di rifugiato alle persone omosessuali senza tenere conto del loro orientamento sessuale, delle informazioni sulla relativa situazione nel paese di origine, ivi comprese le disposizioni legislative e regolamentari e il modo in cui sono applicate”.
“E’ ora che quanto espresso dalla Commissione europea divenga realtà” concludono i rappresentanti di EveryOne. “Invitiamo tutta la società civile a esprimere il proprio sdegno nei confronti dell’operato del Governo Britannico, che mina ai valori della libertà e della dignità stessa della persona”.
La storia completa del giovane, nonché la sua testimonianza, inviata all'Iranian Queer Organization, sarà presto disponibile in italiano sul sito.
www.everyonegroup.com
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527
info@everyonegroup.com

mercoledì 13 febbraio 2008

Iran, nuovo appello




da Arcilesbica.it
Everyone chiede incontro urgente con Ambasciatore iraniano a Roma
[Comunicato stampa, 12 febbraio 2008]

Gli attivisti: “Invitiamo le migliaia di firmatari della petizione a scrivere all'Ambasciata chiedendo che i giovani omosessuali Hamzeh e Lighman siano risparmiati".

Ha superato oggi le 12.500 sottoscrizioni la petizione per la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour (qui) i due ragazzi di 18 e 19 anni arrestati a Sardasht, nell’Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di “mohareb” e “lavat”, che hanno confessato sotto tortura di amarsi e rischiano la messa a morte.
Gli attivisti del Gruppo EveryOne hanno indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell’Iran, in cui chiedono un urgente incontro per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese.
“Signor Ambasciatore,” si legge nella lettera, firmata dai leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “viviamo in un tempo difficile, in cui spesso la luce e il buio, l'amore e l'odio, la giustizia e l'ingiustizia si confondono. Signor Ambasciatore, Le chiediamo di far sì che le supreme Autorità iraniane mostrino un po' di luce. […] Siamo a chiedere a Lei di mobilitarsi” continua la lettera “affinché quei due ragazzi, che stanno per essere condannati solo perché si amano in modo diverso, vengano risparmiati. L'omosessualità esiste in tutti i Paesi del mondo ed è sempre esistita, anche fra i grandi uomini del passato. Attraverso di Lei, vogliamo supplicare il presidente Ahmadinejad e i giudici della repubblica Islamica di restituire a quei giovani la loro libertà, i loro sogni, la loro possibilità di fare del bene”.
Il Gruppo EveryOne invita tutti i sottoscrittori della petizione, e così tutti coloro che credono ancora nel valore della vita umana e della convivenza civile, a inviare all’Ambasciata Iraniana a Roma, in via Nomentana 361/363, una lettera o una cartolina – o un’e-mail a Ambassador@iranembassy.it, info@iranembassy.it e ebassiran.rome@hotmail.com – recante due brevi frasi: “Life for Hamzeh and Loghman. Stop executions in Iran”.
“Chiediamo all’Ambasciatore Abolfazl Zohrevand di confermare il suo impegno per la tutela delle minoranze e di levare la sua voce autorevole per convincere Teheran a non versare il sangue di Hamzeh e Loghman, a non ripetere ancora una volta il martirio di giovani innocenti, come avvenne nel giugno del 2005 con Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, le immagini della cui esecuzione hanno sconvolto il mondo, e lo scorso 5 dicembre, con l’impiccagione, nel carcere di Dizel Abad a Kermanshah, del ventunenne Makwan Moloudzadeh, il cui nome è diventato un simbolo mondiale per la lotta contro l’omofobia , la pena di morte e i trattamenti disumani e degradanti nei confronti dei perseguitati. Crediamo che l'Ambasciatore sia l'interlocutore ideale per parlare di vita in Iran; non va dimenticato il suo impegno nel Progetto di Cipro per la Pace (1999) né la sua sensibilità verso il tema dei Diritti Umani”.
“Vita per Hamzeh e Loghman. Stop alla pena di morte in Iran” ripetono Malini, Pegoraro e Picciau. “Due semplici frasi per un cambiamento che la maggior parte degli iraniani chiede insieme a noi: ci auguriamo che l'Ambasciatore sia disponibile al dialogo e che la nostra richiesta venga condivisa e supportata da tutti i cittadini, dalle forze politiche, dalle associazioni e organizzazioni per i diritti umani e civili a livello italiano e internazionale”.

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
(+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

martedì 5 febbraio 2008

Sempre Iran...



Iran, 2 sorelle condannate alla lapidazione
Accusate di adulterio le giovani Zohreh e Azar: erano state denunciate e spiate dal marito di una delle due. La sentenza confermata dalla Corte Suprema.
Corriere.it

TEHERAN - Saranno sepolte vive fino alle ascelle e colpite da pietre che non devono essere abbastanza grandi da provocare la morte immediata: è questo il destino che attende due sorelle iraniane, Zohreh e Azar (i cognomi non sono stati resi noti) condannate alla lapidazione per adulterio. La Corte suprema, scrive il quotidiano riformista Etemad, ha confermato la sentenza, che potrebbe quindi essere eseguita in ogni momento. Zohreh e Azar, rispettivamente di 28 e 27 anni, sono entrambe sposate, e vivono a Shahriar, un sobborgo vicino Teheran. Secondo il loro avvocato, Jabar Solati, le due donne sono state condannate senza prove, con una sentenza basata esclusivamente sulla «sapienza del giudice», un principio stabilito dalla legge islamica, che dà un amplissimo potere discrezionale all'autorità giudicante.
STOP ALLE LAPIDAZIONI - Dal 2002 il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha ordinato la sospensione del supplizio della lapidazione, previsto in particolare per l'adulterio, ma ciò non ha impedito che almeno una persona sia stata messa a morte in questo modo, secondo quanto annunciato dalle autorità. Alcune organizzazioni per i diritti umani affermano che altri supplizi uguali sono avvenuti.
SPIATE DAI MARITI - Zohreh e Azar, ha sottolineato l'avvocato Solati, erano state denunciate dal marito della prima, che, spinto dalla gelosia, aveva nascosto una telecamera nell'abitazione in cui viveva con la moglie per filmarla quando lui era assente. Era emerso che le due sorelle avevano ricevuto degli uomini, e per questo erano state condannate a 99 frustate per «relazioni illegali». Sei mesi dopo essere state sottoposte alla punizione corporale, sono state convocate davanti ad un'altra Corte, che le ha riconosciute colpevoli di adulterio.
MASSACRATO A COLPI DI PIETRA - L'unica lapidazione ammessa ufficialmente dalle autorità dal 2002 è stata quella di un uomo, Jafar Kiani, massacrato a colpi di pietra nel luglio del 2007 vicino Qazvin dopo essere stato tenuto in prigione per 11 anni. La sua colpa, avere lasciato la moglie per convivere con un'altra donna, dalla quale ha avuto figli. La sua compagna, Mokarraneh Ebrahimi, anche lei sposata, è stata condannata allo stesso supplizio, sebbene per il momento l'esecuzione sia stata sospesa.

Sempre nel nome di Dio, si capisce...

giovedì 31 gennaio 2008

Iran: la polvere sotto al tappeto



TEHERAN GIUSTIZIERA' IN SEGRETO
La decisione dopo le proteste internazionali. Ma quest´anno già 28 gli impiccati
giovedì 31 gennaio 2008; di GIAMPAOLO CADALANU (la Repubblica), da Gaynews.

La pena di morte va bene, ma esibirla troppo può creare imbarazzo: è la scelta politica dell´Iran, annunciata dall´ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, responsabile della Giustizia per la repubblica islamica. Le esecuzioni pubbliche verranno «ridotte al minimo»: è una decisione che arriva alla fine di un anno dedicato a una campagna sulla "sicurezza pubblica" e denso di impiccagioni in piazza (poco meno di 300 nel 2007). Un periodo di pugno di ferro, servito forse a sgombrare il campo da ogni ipotesi di "ammorbidimento" da parte di Teheran, ma che ha anche contribuito a rendere il regime ancora più isolato, in uno stillicidio di proteste di altri paesi e organizzazioni per i diritti umani.
Naturalmente il lavoro del boia proseguirà, anche se discosto dagli occhi delle folle: le esecuzioni avverranno nelle carceri. I condannati saranno giustiziati in pubblico «solo nei casi approvati dal capo dell´apparato giudiziario, sulla base di esigenze di carattere sociale», ha sottolineato Shahrudi, insistendo sull´idea che le impiccagioni pubbliche abbiano un ruolo «educativo». Fino ad adesso la decisione di giustiziare in pubblico i condannati era lasciata al presidente del tribunale giudicante. L´esecuzione pubblica resterà dunque per i casi in cui l´apparato giudiziario ritenga sia necessaria per rassicurare le comunità scosse da crimini di particolare natura, omicidi o stupri in serie. Nella stessa logica rientra anche il divieto per giornali e tv, sottolineato dall´ayatollah, di pubblicare immagini e fotografie delle esecuzioni. «Le esecuzioni non devono creare tensioni psicologiche per la società», ha detto l´ayatollah, senza approfondire il concetto. Non è ben chiaro che cosa avverrà nel caso di condanna alla lapidazione, ancora prevista per il reato di adulterio, e che ovviamente prevede la partecipazione della folla.
Nel solo 2008 sono state 28 le persone giustiziate in Iran: la maggior parte pubblicamente. La procedura, esercitata ancora il 28 gennaio ad Arak su due uomini condannati per stupro e omicidio, prevede che ai condannati venga messo un cappio e che poi siano sollevati da una gru. La legge islamica adottata in Iran impone la pena capitale a reati come l´omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga, la violenza sessuale, l´apostasia, l´adulterio e la "sodomia". In quest´ultima categoria sono compresi i rapporti fra omosessuali consenzienti.
Intanto il regime di Teheran sembra sempre meno disponibile ad «aperture» sul tema del nucleare: secondo il presidente Mahmud Ahmadinejad l´Iran «sta raggiungendo la vetta della tecnologia nucleare» e «non arretrerà nemmeno di un passo» di fronte alle pressioni della comunità internazionale, che gli chiede di sospendere l´arricchimento dell´uranio. Il presidente ha anche rinnovato i suoi moniti allo Stato ebraico, chiedendo che l´Occidente riconosca «il collasso imminente» di Israele. «Smettete di sostenere i sionisti, quel regime ha raggiunto la sua fase finale e il suo collasso è imminente», ha detto Ahmadinejad.

mercoledì 30 gennaio 2008

Salvate i due gay iraniani dalla forca!



Da Arcigay.it

Due giovani iraniani sono stati arrestati perché gay e ora rischiano di essere impiccati. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione no profit per la difesa dei diritti umani, che si è già occupata in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l'asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della magistratura inglese.

ARRESTO E TORTURE - I due ragazzi sono arrestati nell'Azerbaijan iraniano il 23 gennaio scorso. L'accusa, emessa nei loro confronti dal Tribunale islamico, è di «mohareb», ovvero nemico di Allah, e «lavat», ovvero sodomia. «Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale», riferisce EveryOne. La confessione dei due giovani, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: «Mohareb», il reato di chi è «nemico di Allah» e «Lavat», sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati «nemici di Allah».

PETIZIONE- Per salvare la vita a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, EveryOne ha lanciato una raccolta di firme. Una petizione destinata a figure istituzionali che vanno dall'Onu al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo ministro della Giustizia, dalle ambasciate a organismi Ue quali la presidenza del Parlamento europeo e della Commissione Ue.

PRECEDENTE- Appena del 5 dicembre scorso è il «barbaro assassinio» con l'accusa di «Lavat» di un altro giovane gay iraniano, Makwan Moloudzadeh, 21 anni, avvenuto nella prigione di Kermanshah, altro caso denunciato da EveryOne nella «campagna per la vita in Iran».
(Da "corriere.it")
------------------------------------------------------------
PETIZIONE

Petizione per la vita di Hamzeh e Loghman: due giovani gay che si amano e rischiano la condanna a morte in Iran. E non dimentichiamoci di Pegah: il Regno Unito potrebbe consegnarla al boia
Firmala qui e diffondila a quante più persone possibile

Destinatari: Alto Commissariato per I Diritti Umani dell'ONU; Alto Commissariato per i Rifugiati dell'ONU; Segretario Generale dell'ONU; Federazione Internazionale dei Rifugiati Iraniani; Presidente della Repubblica Isl amica dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad; Ministro della Giustizia della Repubblica Islamica dell'Iran Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi; Governo del Regno Unito; Segretario dell'Home Office del Regno Unito; National Coalition of Anti-Deportation Campaigns (NCADC); Presidente del Parlamento Europeo; Presidente della Commissione Europea; Ambasciata Britannica in Italia; Ambasciata Iraniana in Italia; Ambasciata Iraniana nel Regno Unito; Partito Radicale Trans-nazionale

La Repubblica Islamica dell'Iran perseguita gli omosessuali, i dissidenti e i liberi pensatori, attuando nei loro confronti una politica criminale. Le relazioni omosessuali in Iran sono considerate un crimine passibile di sadiche punizioni corporali e della pena di morte.
Il 23 gennaio 2008 Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, due ragazzi gay di appena 18 e 19 anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale. La loro confessione è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: Mohareb, il reato di chi è "nemico di Allah" e Lavat, sodomia.
Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati "nemici di Allah". In Iran esistono tuttavia anche personalità politiche e religiose moderate, che vorrebbero cambiare le cose ed evitare che tanti innocenti perdano la vita. Il popolo iraniano per la maggior parte è contrario all'orrore delle condanne alla forca e alla lapidazione; solo pochi fondamentalisti ritengono che tortura e fustigazione siano strumenti leciti. I movimenti clandestini per i diritti umani si battono con eroismo contro queste pratiche barbariche e a rischio delle loro vite cercano di costruire un Iran migliore, in cui le minoranze siano rispettate e la vita umana torni a essere un valore. Migliaia di islamici ritengono che Allah sia un Dio d'amore e che la pena di morte e le punizioni corporali crudeli siano crimini contro l'umanità.
Ricordiamo che il 5 dicembre 2007 un ragazzo iraniano innocente fu martirizzato dal regime di Teheran e quindi assassinato sulla forca. Da tutto il mondo, in risposta alla campagna per la vita di Makwan Moloudzadeh avviata dal Gruppo EveryOne, migliaia di islamici, cristiani, induisti, buddisti e laici avevano inviato fiori rossi e bianchi al presidente Ahmadinejad e ai giudici dell'Iran: rossi, perché non fosse versato sangue innocente; bianchi per supplicare i carnefici di risparmiare la vita di un altro condannato senza alcuna colpa.
Una grande campagna internazionale che è servita solo a ritardare un'esecuzione già decisa. Così Makwan è oggi il simbolo del martirio di tanti innocenti, vittime di un regime spietato.
Ricordiamo che anche Pegah Emambakhsh, lesbica iraniana che si trova attualmente nel Regno Unito, in attesa del giudizio in appello, rischia di essere deportata in Iran, verso la tortura e la lapidazione. Il Gruppo EveryOne ha ricevuto notizie poco confortanti dal Regno Unito, dove la Corte d'Appello è orientata a non concedere asilo all'iraniana, in spregio a tutte le Convenzioni internazionali. Pegah è annientata dall'atteggiamento del governo inglese e ci ha comunicato di essere stanca di lottare, di non voler più apparire sulle pagine dei giornali, di non credere più a quela che Anne Frank definì "l'intima bontà dell'uomo". Dobbiamo rispettare la volontà di Pegah, ma dobbiamo essere pronti a dire no al governo del Regno Unito, che ha abbandonato la via del rispetto dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei rifugiati.
Dobbiamo essere pronti a sollevare un coro di proteste, in tutto il mondo, per fermare la mano del boia e dei suoi complici. Ecco perché vi invitiamo a dedicare a questa petizione qualche minuto del vostro tempo; aderite con la vostra firma e poi inviate una protesta a tutti gli indirizzi indicati qui sotto, perché molte vite umane e il concetto stesso di giustizia, il valore stesso dei Diritti Umani, sono in gioco.

Per il Gruppo EveryOne:
Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Arsham Parsi, Laura Todisco, Glenys Robinson, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Francesca Turuani, Alessandro Matta, Cristos Papaioannou, Paul Albrecht.

venerdì 25 gennaio 2008

Facciamo le olimpiadi in Iran!



Ci risiamo! Da Gaynews apprendiamo che due omosessuali sono stati arrestati in Iran con l'accusa di essere "nemici di Allah", e per questo rischiano la pena capitale.


Teheran, 24 gen. - (Aki) - Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19
anni, sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano. I due, che hanno ammesso di avere una relazione omosessuale, sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di moharebeh, ovvero di essere nemici di Allah. Il codice penale iraniano prevede la pena capitale tanto per il reato di 'moharebeh', quanto per quello di sodomia.
Lo scorso 5 dicembre un altro giovane iraniano, Makwan Moloudzadeh, fu impiccato nel Kurdistan iraniano, a Paveh, per il reato di sodomia.


Tutto il mondo si sta preoccupando per i diritti umani in Cina, perché tra poco ci saranno le olimpiadi e pare brutto andare a giocare laggiù facendo finta che non succeda niente. Così, sembra che si stiano facendo pressioni sulle autorità cinesi almeno per una 'moratoria' sulla pena di morte, che lì viene applicata con molta tranquillità. Chissà, forse perché si accorgano che anche in Iran -e non solo, certo- c'é qualcosa che non va bisognerebbe assegnargli le prossime olimpiadi...

mercoledì 16 gennaio 2008

Nel nome di Dio!

da Gay.it:
Impiccato per sodomia a 21 anni. Il video shock.

Il mensile gay francese Têtu è riuscito a venire in possesso dello scioccante video di Makwan Moloudzadeh dopo la sua impiccagione. Le immagini mostrano il giovane gay iraniano sul letto di morte.
Il volto pallido, i segni della corda sul collo. Per rendersi davvero conto di cosa significa essere gay in Iran non c'è modo migliore che uscire dalla retorica. E il video di Makwan Moloudzadeh sul letto di morte aiuta. Makwan è stato impiccato lo scorso dicembre a soli 21 anni per un atto di sodomia compiuto con un compagno quando ne aveva solo 13.
Le immagini sono forti, consigliamo quindi la visione solo a chi ritiene di essere in grado di sopportarle.

lunedì 7 gennaio 2008

Ancora Iran!

Iran: chiusi in un sacco e lanciati da un dirupo
di Gay.it (Venerdì 4 Gennaio 2008)

E' stata questa la fine atroce riservata aTayab e Yazdan, due giovani gay iraniani condannati dalla Corte Suprema per omosessualità, secondo i dettami della Sharia.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Qods, due giovani iraniani sono stati rinchiusi in un sacco e lasciati cadere da un dirupo. La condanna era stata comfermata dalla Corte suprema lo scorso due gennaio mentre l'esecuzione è stata portata a termine dalle autorità regionali di Chiraz. Così, Tayab e Yazdan sono stati lanciati, chiusi in un sacco, da un dirupo nei pressi della cittadina iraniana, come prescrive la Sharia per il reato di omosessualità. Sempre secondo la legge coranica, se i due dovessero sopravvivere al volo, saranno impiccati.
---------------------------------
Sempre nel nome di dio misericordioso, ovvio...

lunedì 10 dicembre 2007

MIRACOLI IRANIANI

Iran, un'intera città ai funerali del giovane gay impiccato

Teheran, 7 dic. - (Aki) - Almeno seimila abitanti di Paveh, una cittadina del Kurdistan iraniano con 8.000 residenti, hanno partecipato ai funerali di Makwan Moloudzadeh, il giovane iraniano impiccato all'alba di mercoledì con l'accusa di sodomia. In un filmato diffuso dal comitato per l'abolizione della pena di morte in Iran si vedono 300 vetture entrare nel cimitero di Paveh. Tantissimi i giovani presenti alla cerimonia funebre.
Makwan Moloudzadeh è stato impiccato mercoledì mentre le autorità giudiziarie iraniane si erano impegnate a rivedere il processo. Il giovane curdo, che non aveva compiuto ancora 20 anni, è stato condannato a morte per il reato di 'lavat', ossia per aver avuto rapporti sessuali con una persona del suo stesso sesso.
La Repubblica islamica vìola con frequenza il trattato che vieta l'esecuzione di minori all'epoca del reato, pur essendo tra i firmatari.

-------------------

(Velino) - Piccolo contributo - in forma di tre citazioni seguite da una minuscola glossa - alla degustazione del nobile, esaltante clima spirituale in cui possono maturare, nell'orbe islamico, eventi edificanti come la morte per impiccagione del giovane gay iraniano mandato al patibolo nel carcere di Kermanshah.
Prima citazione: "Dovete sapere che nemmeno l'ayatollah era un novellino nelle faccende di sesso. Ho tradotto la sua opera somma e ci ho trovato diversi spunti interessantià Lo sapevate che tra i rimedi consigliati per placare il desiderio maschile c'e' il sesso con gli animali? E qui sorge un problema non da poco: il sesso con i polli. Ad esempio ci si puo' chiedere se un uomo che ha fatto sesso con un pollo lo possa poi mangiare. Ma niente paura, il nostro leader ha pronta per noi la risposta: no, ne' lui ne' i parenti piu' stretti possono mangiare la carne di quel pollo. Semmai, possono farlo i vicini, sempre che vivano ad almeno due porte di distanza" (da "Leggere Lolita a Teheran", di Azar Nafisi).
Seconda citazione: "Nessuna donna incinta e nessun miscredente dovranno partecipare al mio funerale, ne' dovranno mai visitare la mia tomba. Nessuna donna dovra' invocare il perdono per me. Quelle che laveranno il mio corpo dovranno infilarsi dei guanti, in modo da non toccare i miei genitali" (dal testamento che Mohammed Atta, uno dei "martiri" dell'11 settembre, redasse nell'aprile del 1996, all'eta' di 26 anni, il giorno in cui Israele attacco' il Libano nel quadro dell'operazione "Grapes of wrath").
Terza citazione: "In Iran gli omosessuali non sono perseguitati perche' non esistono" (dichiarazione rilasciata meno di tre mesi fa dal presidente iraniano Ahmadinejad alla Columbia University di New York durante la sua visita negli Usa).

Glossa. Ah, questi gay iraniani: anche se non esistono, riescono a farsi impiccare lo stesso! (Ruggero Guarini)
Da Gaylib

venerdì 7 dicembre 2007

Iran, diritti dis-umani



Makwan è stato arrestato a 13 anni, ed oggi a 21 anni, è stato ucciso.
Con il nascere delle organizzazioni Iraniane per i Diritti Umani, la famiglia di Makwan, aveva trovato finalmente uno sbocco da una situazione che sembrava, e poi purtroppo è stata, senza via d'uscita.
In ottobre c'è stata la Campagna Internazionale dei "Cento Fiori", che con al quale si era ottenuto che l'Alta corte di Giustizia dell'Iran concedesse la grazia. Questa è stata poi revocata.
Dalla revoca della grazia a Makwan alla esecuzione sono passati solo tre giorni.
La famiglia e gli avvocati non sono stati avvisati della esecuzione.
Una corsa per arrivare finalmente ad uccidere Makwan. Prima che potesse ancora crescere la protesta internazionale, prima di consentire agli avvocati qualunque altra azione.
(da Arcilesbica)

giovedì 6 dicembre 2007

Iran, impiccato perché era gay

Da Repubblica.it

"Per la sodomia c'è solo la forca"

TEHERAN - Il presidente iraniano Ahmadinejad aveva affermato che gli omosessuali non sono perseguitati nel suo Paese "perché non esistono". L'aveva detto durante la visita negli Usa alla Columbia University meno di tre mesi fa. Ma un gay di 20 anni è stato impiccato con l'accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva appena 13 anni. Non è bastata la sospensione dell'esecuzione decretata dalla magistratura e il ritiro della denuncia delle parti civili. Neppure la mobilitazione internazionale è servita per salvarlo. Quella stessa mobilitazione che nell'agosto scorso evitò la pena di morte alla lesbica iraniana a rischio di espulsione dall'Inghilterra, è fallita quando si è trattato di fermare la mano del boia.

Makwan, arrestato sei anni dopo i reati contestati, è salito sul patibolo ieri mattina nel carcere di Kermanshah, nell'ovest dell'Iran. Un'esecuzione frettolosa, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Etemad Melli. La famiglia è stata avvertita un'ora dopo perché andasse a prelevare il corpo. E all'impiccagione non era presente nemmeno il suo avvocato, Said Eqbali. Secondo testimoni, dopo essere stato arrestato nella cittadina dove risiedeva, Paveh, Makwan era stato umiliato venendo portato in giro per le strade sopra un asino.

La sodomia è uno dei reati per i quali nella Repubblica islamica è prevista la pena di morte. La legge è ambigua, poiché non vi è discriminante tra la violenza carnale e gli atti consensuali. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tuttavia, come Human Rights Watch, che ha reso noto il caso di Makwan, hanno denunciato le esecuzioni di giovani condannati solo perché omosessuali. La condanna a morte, inoltre, è applicata in Iran anche nei confronti di minorenni, o di persone che erano minorenni all'epoca dei reati contestati. E questo è il caso di Makwan.

Lo scorso agosto anche il ministero degli Esteri italiano aveva manifestato preoccupazione a Teheran per il fatto che l'omosessualità figurasse tra i capi d'accusa contro alcuni dei molti impiccati, anche in pubblico, nei mesi passati.

Per cercare di salvare la vita di Makwan si era mobilitata nei giorni scorsi in Italia anche l'organizzazione Gruppo Everyone. Ma tutto è stato inutile. Il 15 novembre scorso il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah conservatore moderato Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva sospeso l'esecuzione di Makwan chiedendo un nuovo giudizio. Ma l'impiccagione è avvenuta comunque, in modo evidentemente affrettato.

L'esecuzione infatti, che doveva aver luogo nel Parco Shahid Kazemi di Paveh, dove il giovane avrebbe commesso gli atti contestati, è avvenuta nel cortile del carcere di Kermanshah. "Mi avevano detto - ha sottolineato l'avvocato Eqbali - che il riesame del caso avrebbe richiesto due mesi. Invece Makwan è stato impiccato dopo nemmeno un mese".

Il sospetto è che qualcuno abbia voluto vanificare l'intervento dell'ayatollah Shahrudi, che in passato aveva sospeso anche le esecuzioni di altri condannati minorenni e quella di Kobra Rahmanpur, una ragazza condannata a morte per avere ucciso la suocera dopo anni di soprusi.

(6 dicembre 2007)

------------

Un requiem per l'ennesima vittima della religione. Che il loro dio (se esiste) li stramaledica!

mercoledì 5 dicembre 2007

IRAN, giovane gay condannato a morte

5/12/2007 comunicato stampa Arcigay Roma

Al ventunenne omosessuale era stata sospesa la sentenza di morte due settimane fa. Il caso e’ stato pero’ riesaminato dai giudici iraniani e la condanna convalidata. L’esecuzione e’ fissata a giorni. L’appello straziante della famiglia: “salvate il nostro makwan”.

Il gruppo everyone chiede l’intervento immediato del governo italiano e del parlamento europeo, nonche’ di tutta la societa’ civile, e lancia la campagna “cuori per la vita di makwan”.

Makwan Moloudzadeh ha ventun anni (è nato il 31 marzo 1986) ed è stato condannato a morte per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia) secondo il Codice Penale iraniano, che prevede la pena capitale. Stando alla motivazione addotta dal Governo Iraniano, il giovane, all’età di 13 anni, avrebbe intrattenuto rapporti sessuali con un altro ragazzo.

Makwan, che era stato oggetto della campagna internazionale “Fiori per la vita in Iran” lanciata dal Gruppo EveryOne -con centinaia di rose bianche e rosse inviate al presidente Ahmadinejad e la mobilitazione del mondo islamico liberale e progressista -, aveva ottenuto, il 15 novembre scorso, la sospensione della sentenza di morte dal capo del Dipartimento di Giustizia iraniano, l’Ayatollah Seyed Mahmoud Hashemi Shahrudi. Il giudice aveva definito la sentenza – emessa in prima istanza il 7 giugno scorso dalla prima camera del tribunale penale di Kermanshah, nell’Iran dell’ovest, e successivamente confermata l’1 agosto – “una violazione dei precetti islamici e delle leggi morali terrene”.

Nella serata di oggi 3 dicembre la famiglia di Makwan ha contattato telefonicamente Ahmad Rafat, giornalista di AKI – ADN Kronos International e membro del Gruppo EveryOne, dando l’allarme: il caso di Makwan è stato riesaminato dall’Autorità Giudiziaria di Teheran, e ieri, domenica 2 dicembre, è arrivata la drammatica sentenza presso il carcere di Kermanshah, dove il giovane è detenuto da tempo.

“E’ necessaria un’azione internazionale di protesta immediata, che coinvolga il Governo Italiano, il Parlamento Europeo e tutta la società civile. Dobbiamo far sentire in Iran le nostre voci e chiedere che Makwan viva. Makwan è innocente e la colpa per cui è stato condannato è la sua omosessualità”. E’ l’appello lanciato da Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, i leader del Gruppo EveryOne, che si è battuto, nei mesi scorsi, per impedire la deportazione dal Regno Unito della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh. “Abbiamo sperato che l´Iran avesse mostrato compassione per Makwan” continuano “ma la campagna per la vita di Makwan condotta da migliaia di attivisti GLBT in tutto il mondo è rimasta inascoltata. Ci si stupisce inoltre di come qualcuno, anche sulla stampa internazionale, abbia definito ‘child offender’ Makwan, che era egli stesso un bambino quando amò un coetaneo”.

“I familiari di Makwan sono sconvolti” afferma Ahmad Rafat di EveryOne. “Da oggi, ogni giorno potrebbe essere l´ultimo, per Makwan, perché i giudici iraniani comunicano alla famiglia il luogo e il momento del´esecuzione solo la sera prima della stessa”.

Il Gruppo EveryOne chiede a tutti di inviare cartoline, lettere ed e-mail al Ministro della Giustizia e al Presidente dell´Iran. Su ogni cartolina va disegnato un cuore e scritto “Noi amiamo Makwan. Makwan è innocente e deve vivere”. Una campagna d´amore, quella rilanciata da EveryOne, perché in Iran chi ama in modo diverso – i gay e le lesbiche – è considerato un criminale e subisce le pene più terribili, fino a quella di morte.

“Abbiamo pochissimo tempo” concludono i leader di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau. “Agite subito, chiedete ad amici e conoscenti di inviare alle autorità iraniane quante più lettere e cartoline possibile, perché i giudici e il presidente della Repubblica Islamica devono sapere che uccidono un innocente, che ogni anno imprigionano, torturano e uccidono migliaia di innocenti.”

Per il Gruppo EveryOne : Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro Matta.

Tutti i contatti