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venerdì 4 luglio 2008

PAUSA...



Questo blog si prende una pausa, una pausa di riflessione; che può durare pochi giorni, come molti di più.
A parte lo scarsissimo numero di visitatori (che sarebbe già un motivo più che sufficiente per chiuderlo definitivamente), il fatto è che -
come ho già avuto modo di dire- a me manca qualcosa, in questa bella società internettiana fatta di laici (o presunti tali) che si ritrovano tutti i giorni a chiacchierare e a darsi amichevoli pacche sulle spalle a vicenda.
Quando ho sollevato il problema -problema solo per me, a quanto pare- qualcuno aveva parlato dei nostri come di siti/blog "autoreferenziali" e narcisisti, e a volte mi viene quasi da pensare non abbia tutti i torti: chi più chi meno siamo tutti d'accordo su quello che ci diciamo: la Chiesa ci opprime, l'omofobia, la laicità eccetera. Facciamo sfoggio di cultura (non io che non ce l'ho) e professione di anticlericalismo, a volte facciamo a gara a chi lo è di più. Apriamo in continuazione nuovi siti e nuovi blog (incluso questo...). Quello che manca è la fase costruttiva e propositiva, l'azione concreta, la mobilitazione, che diamine, almeno una proposta per cercare di renderci visibili, per uscire dalle catacombe. Niente, solo appelli (
questo è l'ultimo, che io sappia) quasi inutili, che peraltro, ci scommetterei, sono firmati più o meno sempre dalle stesse persone.

Intendiamoci, io voglio bene a tutte queste persone, pur senza conoscerle, ma non so... a me non basta più, non mi serve stare davanti al pc a fare "terapia consolatoria di gruppo", per me non è più tempo di aspettare (cosa, poi?); ci manca una guida? Intanto facciamo vedere che ci siamo! Siamo pochi? Come facciamo a crescere se non facciamo niente? E poi, forse che moltiplicare siti e blog per dire sempre le stesse cose a -più o meno- sempre le stesse persone serve ad aumentare il numero dei laici consapevoli? Mi piacerebbe davvero avere a disposizione un qualche tipo di statistica su quanta eco e quanta efficacia hanno i siti 'laicisti' in Italia...

Inteso che se mi sbaglio sarò lietissimo, felicissimo di essere smentito, e dico davvero. Inteso che non voglio generalizzare, questa insopportabile "apatia laica" non tocca tutti, per fortuna. Inteso che capisco -perché riguarda anche me- che è oggettivamente difficile, a volte, trovare tempo e spazio per impegnarsi in una qualsivoglia iniziativa concreta.
Inteso tutto quello che ci pare... ma io non riesco più a farmi bastare di stare qui davanti a scribacchiare qualche commento indignato sul sito/blog di turno. Questo non vuol dire che non continuerò a farlo, ma... insomma, per quanto riguarda questo blog, ho bisogno di una pausa.

Per la cronaca: il blog "gemello"
Quasibaol, più personale e disimpegnato, invece andrà ancora avanti per un pò.

A rivederci, forse...
Felipe





lunedì 30 giugno 2008

Scene da un Pride



Siccome un'immagine -si suol dire- vale più di mille parole... ecco qualche immagine.



Ma neanche queste immagini rendono giustizia della "bellezza" della gente che c'era sabato, in piazza in una Bologna...



...soffocata dal caldo, e 'abbracciata' dal corteo, dicono 200.000 persone...



...(secondo la questura, ovviamente, mooolte di meno); ma i numeri non contano...



...visto il consueto velo censorio dell'informazione puttana italiana...



...che, come al solito, non si è accorta di niente. Un lungo, chiassoso, allegramente lugubre corteo...



...di 200.000 fantasmi, come un miraggio nel deserto. Fantasmi metaforici oggi...



...probabili fantasmi civili -o magari peggio- domani, 'cadaveri' in acconto del revival neofascista en vogue en Italie...



...o chissà, gli eroi che liberarono il Paese dal 'Nulla' Endeiano, dei quali raccontare un giorno a coloro che verranno e che saranno liberi.
Se vuole il dio che non c'é.

martedì 24 giugno 2008

ADOTTA UN LAICO!



Conoscete qualcuno che non si riconosce nella dottrina della Chiesa Cattolica, o di altre religioni, e non lo sa? Qualcuno che non ritiene che debbano essere dei presunti depositari di un messaggio divino a regolare la sua vita privata fin nei minimi dettagli ma non ritiene di dover alzare un dito per difenderla? Qualcuno che sogna che la religione esca dalla sfera pubblica e dalla politica attiva e torni in quella privata della spiritualità personale di ognuno, ferma restando la libertà di professarla, ma aspetta che sia qualcun altro a fare qualcosa?

ADOTTATELO!

Curate la sua apatia, portatelo a fare un giro virtuale nei siti/blogs/forums laici, fategli conoscere altri laici come lui, fategli conoscere le ragioni dei laici e della
laicità.
Spiegategli che la laicità è quello spazio in cui ciascuno può esprimere liberamente se stesso, la propria personalità e libertà nel rispetto e nel confronto quotidiano, pacifico e aperto, con quelle altrui, senza vedersi imporre niente da nessuno, e senza imporre a nessuno la propria visione del mondo, senza pretendere nulla che non sia il rispetto delle regole base di una civile convivenza (e all'uopo dovrebbe bastare la
Costituzione della Repubblica Italiana e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

Spiegategli, e mostrategli, che solo il laico è autenticamente
liberale, che egli non vuole togliere nulla a nessuno ma -al contrario- estendere i diritti civili individuali a tutti, fermo restando la libertà di scelta, perché non si sente depositario di nessuna verità assoluta e non ha principi non negoziabili se non la propria libertà.
Spiegategli che la laicità non è un concetto astratto, astruso, metafisico, inutile, ma che garantisce la libertà di tutti, anche di quelli che non la vogliono perché preferiscono -legittimamente- affidarsi a un credo e a una filosofia di vita preconfezionata.

E poi spiegategli che è di vitale importanza la difesa della laicità, ma che questa non sa difendersi da sola; spiegategli quali rischi corre, oggi più che mai, la laicità e mostrategli che siamo noi a dover agire per non fare la fine di Cipputi:



che se non lo facciamo noi in prima persona nessun altro lo farà per noi.
Fate di egli un cittadino laico attivo, non più passivo: in modo che, "armato" di questi semplici, basilari e ragionevoli elementi, il 'vostro' laico possa andare per il mondo a difendere la propria libertà e quella di ogni altro individuo.

Adotta un laico!

Il laico, non sporca, mangia poco, fa i suoi bisogni da solo, non fa rumore... fa la sua porca figura messo nel salotto buono, il laico è affettuoso, fa compagnia, difende la casa; il laico consuma poco e tiene bene la strada, è comfortevole, ti guida dove vuoi; il laico è elegante, è moderno, fatto con materiali di prima qualità...

ADOTTA UN LAICO!


giovedì 12 giugno 2008

Quanto ci piace chiacchierare!



(diceva Sabrina Ferilli in un noto spot di una compagnia telefonica di qualche tempo fa)

E' un pò (un bel pò) di mesi che giro per i siti/blog laici per proporre l'idea di una manifestazione unitaria nazionale (o qualche iniziativa simile, ma con tutti i possibili sviluppi) dei laici italiani, non vincolata ad un evento particolare o contingente, ma col fine espressamente dichiarato di manifestare la presenza dei laici nella vita civile e sociale del nostro Paese.
Laici ormai privi -e questo è tremendamente grave- di ogni rappresentanza in parlamento, dove tutti, pure gli ex comunisti, si dichiarano in qualche modo cattolici, simpatizzanti o interessati. Ormai essere cattolici è come avere la tessera sconti al supermercato, più compri -ovvero più fai il baciapile- più vantaggi hai -di carriera.
Il santopadre, il peggiore credo da qualche secolo a questa parte, ringrazia, e seguita ad armare i suoi seguaci contro di noi, ovvero contro l'altra metà circa del paese, quella laica, atea/agnostica, anticlericale ma anche "cattolica adulta". E' in atto una guerra di conquista, una guerra silenziosa, fraudolenta e vile -perché non dichiarata esplicitamente- contro il Paese tutto, la posta in gioco è la laicità: chi vince se la prende e ne fa quel che crede. Tirate voi le conclusioni.

E i laici italiani? Non pervenuti.
E, per tornare a noi, riscontri alle mie proposte? Zero! Sempre le stesse risposte: "ma siamo in pochi", "ma chi vuoi che ci segua", "non possiamo fare da soli", "aspettiamo tempi migliori" (migliooori?), "abbiamo tutti i nostri impegni" ecc.
E' vero che noi che gravitiamo essenzialmente intorno a
Resistenza Laica siamo quattro gatti, ma siamo anche -come dire- un campione statistico attendibile, credo e spero, dei laici più svegli e consci di ciò che sta accadendo in vaticalia, stando che il resto dei laici italiani dorme profondamente, è frastornato per la sconfitta elettorale, sta facendo i conti con il proprio vuoto di idee e la propria vigliaccheria, beh ecco, sta a noi 'quattro gatti' provare -almeno- a smuovere le acque.

La mia idea, per iniziare, era di trovarci il
XX settembre a Porta Pia, Roma, per cominciare a farci vedere, per dare una piccola speranza a chi non sa che si può ancora, malgrado tutto, essere laici in Italia; anzi, si deve, se non si vuole soccombere alla teocrazia montante. Insomma, una versione più estesa e partecipata del No Vat , per capirci. E' solo un'idea.
Saremmo pochi? E se -tanto per cambiare prospettiva- ce ne fregassimo se ci seguono in pochi? D'altra parte se nessuno comincia a mobilitarsi, non sapremo mai cosa potrebbe succedere... e poi mica dobbiamo fare la marcia su Roma! Non sono un megalomane, tengo a precisarlo, non penso di riuscire a replicare i -presunti- tre milioni di Cofferati, dico solo che finché continueremo ad essere -di fatto- invisibili, a nessuno verrà in mente di aggregarsi, di mobilitarsi.

In teoria abbiamo ancora tempo, magari iniziando a spargere la voce... o se non quest'anno anche il prossimo, io credo che gran parte delle associazioni laiche e libertarie (o almeno quelle più agguerrite) sarebbero d'accordo, ci servirebbe solo qualcuno che è avvezzo a organizzare 'ste cose. E magari -perché non si potrebbe provare, perché porsi dei limiti?- coinvolgere a vari livelli qualche personaggio famoso di provata 'fede laica', le facce famose sarebbero assai utili alla causa, farebbero 'audience civile'.
L'obiettivo finale è -a medio/lungo termine- quello di dimostrare a qualcuno di quelli che scaldano le poltrone in Parlamento che rappresentare le istanze dei laici è conveniente, che rende e frutta in termini di consenso elettorale (che quelli solo il linguaggio mercantile capiscono), perché c'é un vasto bacino di cittadini/elettori che -come dicevo in apertura- non è più rappresentata in Parlamento. Bisogna creare le condizioni per una azione di lobbing uguale e contraria a quella dei cattolici. Ecco perché dobbiamo mostrarci, uscire allo scoperto, alzare la voce.
Che se non ci aiutiamo da soli, nessuno lo farà.

L'alternativa è rassegnarsi, che vincerà la chiesa, anzi, ha già vinto, e ha vinto perché noi laici siamo "pochissimi, molto frammentati e con idee diverse fra noi", come m'ha risposto oggi uno su RL.
Io non ce la faccio più, e mi fa incazzare come una bestia che nessuno di quelli (e mi ci voglio mettere anche io, che in fondo sono solo un povero ignorante) nessuno di quelli che si indigna stando col culo sulla sedia davanti al pc poi è disposto a mettere il naso fuori dalla porta di casa!
Vabbé, senza generalizzare: quasi nessuno. Esclusi i movimenti femministi e militanti lgbt, guarda caso le categorie che subiscono la più grande pressione clericofascista in questo periodo: si, forse saremo noi a "salvare il mondo", ma siamo comunque troppo pochi. Siamo "pochissimi, molto frammentati e con idee diverse fra noi"...
E allora continuiamo ad esserlo, no? E' questo il messaggio? (ma poi chi l'ha detto che siamo pochi? semmai siamo tanti ma non consapevoli o -peggio- apatici)

Sapete che vi dico? Che questo blog, tutte queste 'iniziative' internettiane sono inutili, servono solo al nostro vittimismo, e magari al narcisismo di qualcuno, se non diventano qualcosa di più concreto e presto!
A che serve venire tutti qui sul web a parlare tra di noi, che tanto -chi più chi meno- siamo sempre d'accordo su tutto?
Aspettiamo ancora un pò, si, che poi un giorno arriva qualcuno e dichiara i siti 'non allineati' fuorilegge, così manco più conversazione potremo fare. (non ditemi che non è realistico, hanno già provato a fare qualcosa del genere
nella scorsa legislatura.)

A me non serve venire qui a piagnucolare mentre fuori il mondo va a puttane, non mi basta...

Bah, è proprio vero: ... quanto ci piace chiacchierare!
F.

lunedì 9 giugno 2008

Dacci oggi il nostro Pride quotidiano...



A leggere le cronache del giorno dopo, m'é venuta alla mente la folgorante battuta di Gianni Ippoliti che, inviato per una trasmissione televisiva in uno stadio di calcio completamente vuoto, disse: "eccomi, come vedete sono uno, ma secondo la questura sono meno di uno".
Sabato a Roma non eravano certo 500 mila come sbandierato dagli organizzatori, ma a occhio direi che almeno (almeno) 15.000 persone c'erano tutte. Sommate a quelle presenti contemporaneamente a Milano, direi che è un buon numero.
E' inutile dilungarsi sull'utilità o meno del Pride, ma siccome ogni volta che qualcuno scende in piazza si dice sempre "il governo adesso non può ignorarci", oppure "tutta questa partecipazione pretende una risposta", sottinteso da parte delle istituzioni, del governo o di chicchessia, mi piacerebbe davvero che qualcuno la faccia finita di ignorarci, alla fine di questo mese di Pride in giro per l'Italia.
Ma so bene che questo -ignorarci- è esattamente quello che faranno.

Ciononostante è stato bello esserci, ieri, essere tra gente che non si nasconde, una volta tanto, che è se stessa in atteggiamento positivo, grande gioia, allegria e una sana, sanissima incazzatura, rabbia positiva, consapevolezza della dignità della propria persona, della giustezza delle proprie rivendicazioni; pronti -si spera- a fare Resistenza in un periodo particolarmente buio e difficile.

Da adesso in poi, come singoli cittadini si tratta di continuare a lottare ogni santo giorno nel contesto quotidiano: casa, lavoro, amicizie eccetera; si tratta di smettere di calpestare la nostra dignità solo per compiacere l'omofobo di turno. Prossimo appuntamento (per quanto mi riguarda): Bologna!
Dacci oggi il nostro Pride quotidiano...
F.










venerdì 6 giugno 2008

Gay Pride, l'ultima manifestazione LAICA...



Qualunque cosa ne possiamo pensare, il Pride è l'ultima grande manifestazione LAICA che c'é rimasta, non c'é nient'altro, nessun'altra occasione per i laici italiani per dimostrare che esistono e per rivendicare i loro diritti e le loro istanze: netta separazione tra Stato e Chiesa (sta scritto nella Costituzione), fine dell'influenza nefasta di un certo tipo di cattolicesimo sulla politica e sulla società, con tutto quel che ne consegue. Mai come in questo caso gli interessi di una minoranza -il popolo lgbt- coincidono con quelli della nazione intera. Dai cattolici 'da sbarco', quelli 'armati' dal Vaticano, non possiamo aspettarci niente se non la solita arroganza, dai laici invece dovremmo aspettarci una partecipazione massiccia, in assenza di altre iniziative della stessa portata. L'ho chiesto più volte: riusciranno prima o poi i "bei laici addromentati" a risvegliarsi, che 'noi' (gay, femministe, atei...) li stiamo baciando da un pezzo?

Domani Gay Pride a Milano e a Roma; qui, la sceneggiata della piazza finale del corteo si è conclusa come al solito, con la vittoria dei
"mandanti" occulti: due preti che cantano in processione e il questore che capitola e nega il permesso concesso due mesi fa. Poco male: ci si ritroverà tutti a piazza Navona, quella del
"coraggio laico".

Un articolo della sempre ottima Tiziana Ficacci e di
NoGod:
6/06/08 - Pierluigi da Palestrina batte i Village People 1 a 0. Complice un arbitro venduto: la Questura di Roma. Annullato il permesso già concordato e sottoscritto per concludere il Gay Pride romano in Piazza San Giovanni con la scusa che la manifestazione nella piazza avrebbe disturbato l'esecuzione di musiche sacre nella Basilica. Ma la vera ragione è che i preti oggi, con Berlusconi e le destre bigotte al governo, possono ottenere qualsiasi cosa da qualsiasi organo di potere dello Stato. Anche un figuraccia come quella che ha contraddistinto oggi la Questura, diventata organo di polizia del Vaticano, il quale estende così la sua giurisdizione statuale anche sulla Piazza oltre che sulla Basilica. I confini fisici del Vaticano si allargano sempre di più e fra poco ingloberanno l'intero territorio nazionale che è ormai a tutti gli effetti, anche per la polizia, un Vicereame del Papa Re. Ed ecco il pensiero di Tiziana Ficacci sul caso Gay Pride.

6/6/08 – La culla del diritto. Grave sconfitta per il gay pride romano di domani che si concluderà a piazza Navona. La vicenda è nota: gli organizzatori della sfilata avevano ottenuto già da due mesi il permesso per sfociare, dopo un breve corteo, a piazza San Giovanni. Retromarcia della questura a manifesti già stampati e affissi in città perché nelle stesse ore all’interno della basilica c’è un concerto a conclusione di un convegno dell’Università Lateranense. La spiegazione non tiene, anzi denuncia un grave pregiudizio da parte della autorità preposta, che si premura di non mischiare il sacro col profano. E questo non gli compete perché la questura ha il compito di vigilare sull’ordine pubblico, e, a memoria d’uomo (e di donna) mai un gay pride ha creato problemi di ordine pubblico. Grave, gravissimo anzi, che il ministero dell’Interno non sia intervenuto a bloccare questa censura che, di fatto, emette un giudizio amministrativo sul gay pride. Ricordiamo che nel 2000, anno del giubileo cattolico, un simile tentativo di censura venne ventilato dalla Santa Sede che riteneva dissacrante che le vie della città potessero essere solcate da omosessuali provenienti da tutto il mondo. In quel caso il ministro dell’Interno Amato oppose alle pretese del Vaticano la Costituzione italiana che sancisce il diritto di manifestare liberamente e pacificamente. E se a questo aggiungiamo l’inopportuna questione del reato di immigrazione abbiamo fatto tombola. Una norma fatta per soddisfare la parte più frustrata e rissosa dell’elettorato di destra e che, nei fatti, sarà irrealizzabile. Ma che serve a sporcare ancora di più l’immagine del nostro paese, mostrandoci al resto del mondo come xenofobi e razzisti (non lo siamo proprio tutti).
Tiziana Ficacci


Io ho già detto come la penso. Buon Pride romano (e milanese) a chi ci sarà.
F.

giovedì 29 maggio 2008

SBATTEZZO DAY!




Una bella iniziativa della UAAR, la giornata dello Sbattezzo. A saperlo aspettavo a farlo...

25 ottobre: Giornata dello sbattezzo!

“Suoi sudditi, perché battezzati”. Con queste parole, il 25 ottobre 1958, la Corte d’appello di Firenze assolveva il vescovo di Prato, che aveva denigrato pubblicamente due giovani, da poco sposati civilmente.
Il 25 ottobre 2008, a cinquant’anni di distanza, l’UAAR organizza una Giornata dello sbattezzo. ‘Sbattezzo’ significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l’elementare diritto, stabilito da un provvedimento del Garante per la privacy, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche.
Le ragioni per uscire dalla Chiesa Cattolica possono essere diverse: coerenza con i propri principi, protesta perchè discriminati in quanto gay, donne o ricercatori, rivendicazione della propria identità di ateo o agnostico. Oppure la semplice onestà intellettuale di dire “non sono più dei vostri”.
L’UAAR non organizza controriti vendicativi, ma invita coloro che non sono più cattolici a esercitare questo diritto: sappiamo che già alcune migliaia di cittadini lo hanno fatto, ma riteniamo che se coloro che non hanno ancora formalmente abbandonato la Chiesa cattolica lo faranno in una sola occasione, l’impatto della loro decisione sarà sicuramente amplificato.
Per questa ragione, l’UAAR invita tutti gli interessati a contattare nei prossimi mesi i nostri Circoli e i nostri referenti, che il 25 ottobre 2008 spediranno le raccomandate di “sbattezzo” raccolte. Qualora nella vostra provincia non vi sia ancora una presenza organizzata UAAR (o per ragioni tecniche risulti impossibile organizzare un’iniziativa comune) vi chiediamo comunque di inviare la vostra richiesta di sbattezzo sabato 25 ottobre, comunicando la vostra decisione alla e-mail segretario@uaar.it . Ogni informazione in possesso dell’UAAR sarà gestita in maniera assolutamente anonima e confidenziale.

Comunicato stampa

martedì 27 maggio 2008

Pride, nulla di nuovo sotto il Sole




Si avvicina a grandi passi la stagione dei Pride in tutta italia, che avrà come momento culmine il Pride di Bologna, 28 giugno.
Il contorno è roba vecchia, minestra riscaldata: il Pride è solo
ostentazione, non ha ottenuto
risultati utili, e allora noi andiamo in giacca e cravatta. Tié!

Già sentito. Il giorno dopo, sui giornali la classica foto del trans di turno (ormai gli basta pescare nel loro archivio) e le solite dichiarazioni a commento. Nessuno di quei pseudo-giornalisti dell'informazione puttana che ci sbattono in faccia ogni giorno rinuncerà al consueto rito post pride. Già visto.
Io ho già detto
quello che penso sulle polemiche di quest'anno, ora mi limito a riportare due articoli recenti, e aggiungere solo una costatazione: il Pride è l'unica grande manifestazione laica rimasta in questo povero Paese. Tutti i laici italiani, compresi i sedicenti laici e omofobi di sinistra, dovrebbero ringraziarci e partecipare, invece che sparare ad alzo zero contro di noi ad ogni occasione.
Si comincia a
Roma e a Milano il 7 giugno prossimo. Comunque la pensiate, buon divertimento.
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Giacca e cravatta - Quali vantaggi?
di Gianmario Felicetti, Famiglia Fantasma.

In questo periodo sono state molte le discussioni su un pride Giacca e Cravatta.
E’ difficile avere una opinione certa.
Certi eccessi danno fastidio anche a me. Da un lato mi farebbe comodo non vederli. Fa comodo a tutti non vedere certe cose. Ma è questo quello di cui abbiamo bisogno?Poi che dire: può sembrare una ragionevole concessione da dare alla destra. Con la sinistra ci siamo tirati giù le mutande, almeno qui un mignolino, una cosa da poco…
Ovviamente c’è stato chi ha scomodato i bambini, pur con tutte le buone intenzioni. Ma è fin troppo facile strumnetalizzare sulle persone indifese.

Ma allora, come la penso?

Penso che il Pride così come è fatto non serve a niente, in Italia. Risultati zero.
Tuttavia il Pride è il Pride. Farlo è necessario, è impomrtante e non può essere snaturato. Probabilmente noi italiani per avere dei diritti dobbiamo fare altre cose che non il Pride.
Ma un pride si fa come deve essere. E quindi: nessuno può dire come ci si va vestiti.
Se non siete d’accordo, ditemi: cosa ci guadagneremmo se facessimo un Pride in giacca e cravatta, per dare ragione alla destra?
Ci guadagneremmo in credibilità? No.
Avremo più potere contrattuale? Ne avremo meno, perché sarà il primo passo di quella negoziazione al ribasso che con la sinistra ci ha sfibrato l’orgoglio che dovremmo avere.
Avremo più dignità? Non credo proprio.
L’unica censura che fa bene al pride (forse) è quella delle persone che vanno a provocare solo per fare soldi e clienti. Quelle persone è meglio se non ci fossero, secondo me. Oppure relegate in fondo, alla fine. Fuori dalla festa.
Nessuna istituzione è nella condizione di porci condizioni quando per prime le istituzioni stesse ancora sono inadeguate nel farci esercitare quei diritti che la costituzione ci riconosce. Prima uguali diritti. Poi, nel caso, si parla del nostro modo di vestirci il giorno del Pride.

Non siamo noi che dobbiamo vestirci in giacca e cravatta. Sono gli altri che devono venire al Pride.

“Guardare il Pride Parade alla TV è come farsi prendere in giro dai mass-media. Partecipare al Pride Parade è come avere l’opportunità di Alice: addormentarsi e fare un sogno. Senza accorgersene, ritrovarsi in una realtà fantastica ed incredibile, allegorica e visionaria nella quale si incontrano Cappellai matti, regine di cuori prevaricatrici ed eccessive, gatti sornioni, adulatori e disorientanti. Come tutti i sogni è un sogno che dura poco, il tempo di un pomeriggio alla fine del quale è obbligatorio risvegliarsi per un anno intero. Ma al contrario dei soliti sogni è più concreto di quanto si possa credere. Quelle eccessive rappresentazioni così estreme da sembrare caricature dell’esistenza, in verità sono ritratti acuti e penetranti della realtà. La coscienza ne esce saldamente ancorata alla verità, come se, in mezzo a quel frastuono, ce ne fosse stato svelato, misteriosamente, il segreto: i gay sono normali cittadini italiani.” (tratto da “La Famiglia Fantasma”) .

Gay Pride for dummies
di Queerboy, Queerway.

Con l'avvicinarsi delle manifestazioni legate al Gay pride si fanno sempre più insistenti le polemiche legate alla manifestazione stessa e soprattutto alle sue forme "estetiche". Ministri, parlamentari e portinaie si sbracciano e difendono l'idea che il Pride sia una carnevalata e un'ostentazione inutile di nudità ed esagerazioni. Fanno eco anche gli omosessuali che da una parte difendono il Gay pride in ogni sua forma ed espressione e dall'altra lo accusano di esibizionismo e di inopportunità.
La tesi più battuta dai detrattori e dai critici della manifestazione legata alla fierezza omosessuale negli ultimi tempi è proprio quella dell'inutilità di certi metodi e di come il Pride stesso non abbia prodotto gli effetti dovuti e non abbia portato agli obbiettivi che si era prefisso alla nascita del movimento GLBT italiano.
Ad una prima lettura sembra una tesi condivisibile: anni di manifestazioni, rivendicazioni, ostentazioni e tette di fuori hanno lasciato il Paese nello stesso nulla da cui si era partiti. Non sono aumentati i diritti, non sono stati riconosciuti i legami tra persone omosessuali, non si è stati in grado di sconfiggere le discriminazioni, non abbiamo uno straccio di legge che condanni l'omofobia, ecc ecc...

Tutto vero. Ma è davvero colpa del Gay pride che suscita scalpore e irrita così tanto gli animi da convincerli a ostacolarne le richieste?
Evidentemente no! Secco e chiaro, così che non ci siano dubbi.
Prima di tutto bisogna chiarire che i politici che accusano il Gay Pride di non aver stimolato e prodotto i miglioramenti richiesti sono gli stessi politici che si sono opposti a che ciò accadesse.
I politici che sostengono che il Gay Pride è inutile e che senza si sarebbe andati più avanti sono quelli che si battono quotidianamente perchè i diritti e le tutele per le persone omosessuali non passino in Parlamento. Come dire che la segregazione raziale sugli autobus americani era colpa dei neri che non avevano le ruote e non dei bianchi che non li accettavano e che ne ostacolavano le rivendicazioni.

Ad ogni modo, anche senza coinvolgere le responsabilità politiche e personali di questi si può facilmente dimostrare che la loro è una scusa e una pura speculazione montata per far incappare nell'errore quante più persone possibili, omosessuali compresi.
La colpa dell'assenza di diritti, riconoscimenti e tutele è del Gay Pride carnascialesco e esibizionistico? Allora come si spiega che il Gay Pride si svolge ogni anno in tutto il mondo occidentale (e non solo) e che solo pochi paesi ancora non riconoscono, unioni omosessuali, adozioni e tutele?
Facendo due conti, infatti, la storia del Gay Pride come ostacolo per le rivendicazioni semplicemente non regge.
In America il Gay Pride sfila per le strade delle maggiori città degli Stati Uniti dal 1970 eppure quasi tutti gli stati riconoscono forme di unioni riconosciute per gli omosessuali e il Massachusetts e, ora, la California riconoscono il matrimonio come forma di parità. La Spagna riconosce il matrimonio gay e vede sfilare per le strade di Madrid e Barcellona dei Gay Pride colossali. I primi Gay pride europei si sono svolti nei Paesi Bassi e gli stati scandinavi sono stati tra i primi paesi al mondo a riconoscere tutele e diritti per gli omosessuali. La lista potrebbe essere lunghissima e, ahinoi, triste per l'Italia e gli italiani.
Il parallelo tra Gay pride e assenza di diritti e tutele si smonta da solo in pratica. Il Gay Pride si svolge praticamente in tutto il mondo negli stessi termini e con le stesse "manifestazioni estetiche" ma non in tutto il mondo produce gli stessi effetti. La colpa, quindi, non è da ricercare nella manifestazione in se, che si sappia.
Ovviamente si potrebbe fare una disquisizione di opportunità e di "adeguamento" della manifestazione alle società e alle culture alle quali si rivolge ma sarebbe sbagliato non tanto come principio quanto per ciò che rappresenta il Gay pride stesso.
Il Gay Pride, in pratica, è una festa di rivendicazione non una "banale" manifestazione politica. Ci sono momenti diversi e distinti della manifestazione e diversi e distinti dovrebbero rimanere.
Facendo un minimo di storia del Gay Pride e un po' di eziologia si dovrebbe ricordare che il Gay pride è il momento in cui la comunità omosessuale scende in piazza scegliendo di dar vita ad una "rivendicazione" diversa dalla semplice politica ma che affonda le radici in una critica ad una società che mira a nascondere tanto l'omosessualità che la sessualità stessa. Il Gay Pride è anche una rivendicazione di visibilità, il momento in cui gli omosessuali, e tutte le persone che vi partecipano, riacquistano visibilità e rivendicano il diritto di essere fieri di ciò che sono.
Essere omosessuali non è un valore in sé ma essere fieri di esserlo lo è eccome, è esercizio dell'autodeterminazione, della libertà e della democrazia.
Si può essere contrari a forme di eccesso, ovviamente, ma accusare il Gay pride di "remare contro" diventa sminuente.
Piuttosto le accuse dovrebbero essere rivolte altrove. Alla politica cieca e bigotta che guarda solo alle convenienze. Alle pochissime occasioni di dibattito serio. Alle stesse organizzazioni per i diritti delle persone GLBT che poco fanno oltre ad organizzare Pride e feste di finanziamento. Ai media che danno una visione stereotipata e limitata delle azioni GLBT e soprattutto all'assenza pressoché totale di manifestazioni politiche di rivendicazione diverse dal Gay Pride.
Il Gay Pride dovrebbe essere l'atto conclusivo di un anno di impegno politico e sociale, di manifestazioni, iniziative sociali corali, incontri e manifestazioni di piazza.
Tanto per fare un'esempio: la ministra Carfagna dice che le discriminazioni non esistono in Italia e che il Pride è una ostentazione? invece di impiccarsi sul Pride perchè nessuno ha organizzato una manifestazione in Largo Chigi, sotto il dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità? Bisogna aspettare il Gay Pride per fare cartelli contro la Carfagna? Si deve aspettare di andare tutti a Bologna per manifestare contro l'esclusione dei diritti civili dai programmi elettorali dei partiti per le passate elezioni?
Il movimento omosessuale esiste tutto l'anno, o almeno dovrebbe esistere!

lunedì 19 maggio 2008

Pride laico: ecco com'é andata...



...secondo un giornale di regime. Da prendere con le molle, quindi; chi c'é stato e volesse commentare è il benvenuto.



"Sia fatta la nostra volontà". Sfila in pace il popolo laico

Bambini, mamme e cani in difesa della 194. Polemiche contro la sinistra: "O è inquisita, o è morta o non entra in Parlamento"
di Michela Bompani, Repubblica.

«Questo corteo non è di sinistra: è il primo nella storia di Genova»: sfila in via Cantore con gli altri millecinquecento, Matteo Jade, del centro sociale Zapata, promotore del "Pride laico" con un vasto cartello di associazioni, gruppi studenteschi e altri centri sociali. Sono partiti da piazza Montano a Sampierdarena alle quattro e mezza: arriveranno due ore dopo in piazza Caricamento, senza alcun intoppo, a parte una pioggia battente per metà del percorso e l´inevitabile ingorgone di macchine intorno.

"Sia fatta la nostra volontà. Libertà, diritti, laicità" scandisce lo striscione d´apertura, proprio dietro al furgone con la grande cagnetta "Laika" di cartapesta sul tetto, che tra le zampe trattiene un fantoccio-cardinale. Jade si toglie la pioggia dagli occhi: «Questo corteo non è di sinistra, perché la sinistra è morta - prosegue senza voltarsi indietro - noi, d´ora in poi, saremo quello che faremo. La sinistra o è inquisita, o è assente, o ci manda a Busalla e non è più in grado neppure di entrare in Parlamento. Qui, oggi, comincia un nuovo cammino».

Ci sono i bambini, i cani, il topo albino Squizzy, Maria e Teresa che «marciavamo per le stesse cose quarant´anni fa», e la giovane famiglia di Marco e Silvia, con la piccola Susanna e Martina, adolescente, che fila più avanti e guai a far vedere che si conoscono. «Protestiamo contro gli attacchi continui alla 194, ai diritti delle donne, siamo qui per gridare che esiste un´altra Genova, non vogliamo una morale religiosa imposta dallo Stato», urlano dal microfono del furgone. "Genova - Verona un´unica piazza contro i fascisti di ieri e di oggi", il corteo si gemella con il contemporaneo sfilare di Verona. Eugenio dorme, beato dei suoi cinque mesi e mezzo, tanto c´è mamma che spinge la carrozzina. Ci sono le magliette "libere di scegliere", gli ombrelli arcobaleno con la scritta "Felicemente gay" (trovata furbissima quando comincia a venir giù la pioggia fitta). Gli striscioni "più staminali meno cardinali", e William sette anni e la pelle scura che palleggia con un´arancia, in testa al corteo.

C´è il leader di Sinistra Critica, Franco Turigliatto «laicità e ancora laicità. Siamo qui contro le ingerenze di ogni tipo della Chiesa, contro gli attacchi inaccettabili nei confronti delle donne». Ci sono le "donne di Genova contro la violenza", c´è Giuliano Giuliani il papà di Carlo che, imboccata via Cantore, corre su e giù per il corteo, spiega di allargarsi così sembriamo di più. I ragazzi dell´"Unione degli studenti", liceali, sono gli unici che scandiscono slogan e cantano insieme "Fischia il vento" e Matteo, 17 anni, spiega: «Antifascismo e laicità, vogliamo un Paese fondato su questi valori», e prosegue reggendo lo striscione "8 x mille alla scuola pubblica". Lo striscione arcobaleno "Network giovani" e la borsa fucsia di una signora con la scritta nera "Vaticano quanto ci costi", c´è l´assessore comunale alle Politiche abitative Bruno Pastorino con i riccioli canuti e il maglione di cotone arcobaleno sulle spalle, il "pasionario" di Legambiente Andrea Agostini. A metà di via Cantore, spuntano le bombolette: sulla porta delle Madri franzoniane scrivono "Né Dio né Stato".

Tutto il percorso è tappezzato dei manifesti del "Pride laico" con Ratzinger a cavallo di una bomba. L´altra carreggiata è un immobile serpentone di auto: finestrini giù e posto in prima fila, gli striscioni si girano verso il pubblico suo malgrado "Meno Gesù e più Maria". Dallo svincolo dell´autostrada svolta un pullman di giapponesi: telecamere e flash si scatenano dai finestrini, anche questa è Genova. Il musicista Bob Callero si è confezionato una maglietta per l´occasione: le foto affiancate del cardinale Bagnasco e del segretario di Stato Bertone, come didascalia una bestemmia. «Non sono sanzionabile. Cosa dire d´altro di un Papa che ha le scarpe di Gucci e il camauro di ermellino?». Le bandiere gialle e blu dell´Uaar, tutti sbattezzati, quelle viola dell´Arcilesbica, quelle rosse di Rifondazione (due) e lostriscione "w il relativismo sessuale" del collettivo femminista donne senza confini. In via Gramsci si affaccia tutto il mondo dalle finestre: genovesi nati lontano che fissano il corteo con l´obiettivo del telefonino.

Si arriva a Caricamento, Raffaele Rubattino di bronzo è rivolto verso il corteo, spuntano tre giovanissimi da dietro un pilone della sopraelevata, reggono emozionati il loro candido striscione "Più alberi meno preti".

(fotogallery)

lunedì 12 maggio 2008

Laicità vo cercando... in piazza!



Tutti a Genova per il “Pride Laico” 2008
da Resistenza Laica

Sabato 17 Maggio in occasione della visita di papa Benedetto XVI il movimento laico ha organizzato una grande manifestazione. Resistenza Laica sostiene e promuove questa iniziativa e invita tutti i suoi lettori a prendervi parte.
(qui di seguito riportiamo il comunicato stampa del comitato organizzatore del Pride Laico)
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Il Papa a Genova: costruiamo una due giorni di mobilitazione per i diritti, le libertà e contro l'integralismo vaticano.

Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.
Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco. Un tragico esempio in tal senso è la vicenda di Silvana, vittima, a Napoli, del blitz poliziesco delle scorse settimane.
Allo stesso tempo, pur occupando la chiesa un ruolo di primo piano nel dibattito politico italiano, pare impossibile trattarla come ogni altra organizzazione politica: gli esponenti del clero non possono esser contestati e criticati come qualsiasi altro soggetto politico , come se si ponessero su un piano di legittimità superiore. L'unica reazione legittima pare esser la genuflessa deferenza.
Proprio la nostra città ha assunto un ruolo “simbolico” importante nell'assetto clericale: il suo ex vescovo è attualmente segretario di stato vaticano e l'attuale, Bagnasco, presta il volto a Ruini nel dirigere la conferenza episcopale italiana.

Crediamo che in quei giorni debba avere voce e visibilità anche un'altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un paese che imponga per legge una morale religiosa. Intendiamo costruire una due giorni di mobilitazione che coinvolga tutte le realtà, le singole ed i singoli che:

difendono e promuovono i diritti civili e la libertà dei saperi.
non vogliono piegarsi all'oscurantismo reazionario contro i corpi e le scelte di vita
chiedono l'abolizione di tutte quelle forme anticostituzionali di finanziamento pubblico e vantaggio fiscale a favore del clero, privilegi difesi dalla quasi totalità dei partiti da sinistra a destra
sono per la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay
chiedono un servizio sanitario laico, nel quale l'obiettore di turno non faccia pagare alle donne le sue convinzioni
credono in una maternità libera, in una genitorialità consapevole e nella concezione plurale di “famiglie”
rivendicano il diritto a vivere la propria sessualità in maniera libera, consapevole ed informata senza esser ingabbiati da leggi ipocrite e moraliste
vogliono l'eliminazione del finanziamento della scuola cattolica e dell'ora di religione
vogliono poter aver il diritto di criticare e contestare il potere clericale come qualsiasi altra autorità politica

Un corteo cittadino il 17 maggio, iniziative in università, davanti al Galliera ed altri luoghi significativi, presenze nei quartieri:

Costruiamo a Genova due giorni di visibilità e di festa, un pride laico e dei diritti, per una società plurale contro l'oscurantismo e per l'apertura di spazi di libertÀ contro l'autoritarismo clericale.

Manifestazione H 15.30, piazza Montano


Arcigay, Le Ninfe-Arcilesbica Genova, Azione Trans, Città Partecipata, ass. Usciamo dal Silenzio, LILA Genova, Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA ZAPATA, CSOA Terra di Nessuno,Lab.Buridda

Sinistra Critica - Genova, RdB Genova, Gruppo genovese contro la violenza alle donne, Confederazione COBAS Genova, Redazione Italialaica, Redazione Resistenza laica, Ya Basta Genova, UAAR Genova

Docenti Universitari, professori: Gianni Vattimo (Torino), Nicolò Pasero, Giuliana Franchini, Antonio Gibelli, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino , Federico Pastore, Marco Aime, Piero Conti, Sergio Morra, Rita Caprini (Genova), Yuri Brunello Universidade Federal da Bahia (Brasile), Márcio Pereira, Universidade Católica di Salvador da Bahia (Brasile), Marcos del Roio, Universidade Estadual de São Paulo (Brasile), Giulio Palermo (Brescia). Bruno Demartinis (Liceo Pertini)Esteve Morera, Department of Philosophy and Department of Political Science (York University, Canada)

Aurelio Macciò, Norma Bertullacelli, Franco Grillini (presidente onorario Arcigay) Luca Casarini (centri sociali del nord est) Vladimir Luxuria, Giovanna Caviglione, Piero Zucaro (v.presidente di OTTAVOMIGLIO Laboratorio), Mike Ballini (segretario federeazione giovani socialisti Firenze), Ottavio Herbstritt (segretario federazione giovanile socialista Livorno) Marcos Del Roio, Arnaldo Demetrio (Milano), Rudy M. Leonelli, Edoardo Magnone, Federico Persico (educatore - cooperazione sociale),Eleonora Chiesa, Elena Picco, Graziella Gaggero, Mirella Sartori (italialaica), Dario Rossi, SDtefano Boero (FLC CGIL) Gaetano Apicella,Rita Guglielmetti (sindacalista CGIL), Donatella Rizzo (sindacalista CGIL)
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Programma delle iniziative previste il giorno 17 maggio presso la Facoltà di Lettere di Genova, via Balbi 4

h. 11.00 - 13.00 Tavola rotonda: Relativismo culturale e laicità dei saperi: prospettive storiche antropologiche e letterarie Aderiscono formalmente, riservandosi di confermare la loro presenza in un secondo momento, i seguenti docenti: Gianni Vattimo, Marco Aime, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino, Antonio Gibelli, Piero Conti, Giuliana Franchini, Nicolò Pasero Parteciperà ai lavori un rappresentante della sezione ligure della Uaar.
h. 13.00 - 14.00 Buffet
h. 14.00 - 15.00Presentazione delle esposizioni: Storia dell'UDI attraverso i manifesti
Mostra a cura dei disegnatori della rivista Kazcof
Personale di Enrico Macchiavello
h. 15.00 - 17.00 Aula N.Proiezione del film "Il caso Calvi"
Aula M Proiezione degli interventi all'edizione 2007 del Festival della Mente di Sarzana:
"Due non è un numero troppo grande" di Marco Aime
"La spiritualità laica nello specchio" di Michelangelo Pistoletto
h. 17.00 - 18.00 Reading poetico "Per farla finita col giudizio di Dio" di Antonin Artaud, a cura di Paolo Vignola, Dottore di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia.
h. 18.00 - 20.00 Assemblea pubblica alla quale interverranno esponenti della società civile ed associazioni operanti nel settore dei diritti e della laicità dello stato. h. 20.00 - 21.00 Aperitivo
h. 21.00 - 24.00 Aula M Rassegna musicale a sostegno della giornata mondiale contro l'omotransfobia (17 maggio)
La musica verrà spenta alle ore 24.00, a seguire pulizie; prevediamo la chiusura della facoltà entro le ore 02.00.

sabato 3 maggio 2008

Decalogo per un nuovo paradigma della lotta all’omofobia



Riporto, per ora senza commentare, da Famiglia fantasma.

Sto provando a stilare una bozza di decalogo per cambiare i paradigmi della lotta omofobica. Non è un lavoro facile, e poi non ne ho le competenze.
Per questo vi chiedo di aiutarmi, con i vostri contributi per renderlo efficace, coerente e privo di eccessi o revisionismi.

1) COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI – Per fare passi avanti nella comunità civile dobbiamo abbandonare la paura delle istituzioni. Chi ha paura non si mette in gioco!
Viva la polizia, viva i Carabinieri, viva il Giudice di Pace.
Andiamo nelle caserme e parliamo con loro. Facciamoci conoscere.

2) RISPETTO PER I NUOVI INTERLOCUTORI POLITICI – Per fare passi avanti dobbiamo riconoscere la dignità dei nostri interlocutori. Quella dignità che noi chiediamo proprio a loro. Per provare la nostra dignità noi non abbiamo bisogno di accusare nessuno, né di screditarlo, né di addossargli colpe non dimostrabili.

3) NON RIVENDICAZIONI MA IMPEGNI CIVILI - La rivendicazione intesa come protesta, come lamentela, o “pretesa” che qualcosa ci debba essere concesso non è vincente. Neri, donne, poveri: si sono tutti conquistati l’uguaglianza battendosi. Noi non ci possiamo esimere da questa “legge naturale” della democrazia. Ci sono sempre stati prezzi da pagare: mettiamoli in conto.

4) DENUNCE SOCIALMENTE SOSTENIBILI - Facciamo denunce socialmente e psicologicamente sostenibili. La gente sa come evitare di essere ammorbata da denunce angoscianti, lamentele e attacchi polemici. Gli accenni al fascismo forzano la lettura delle nostre istanze in una ottica ideologica detrimente.

5) SE SIAMO DISPERATI, TACIAMO - Cercare consensi gongolandosi nella sindorme di onni-impotenza è un peccato mortale. Diffondere l’idea deprimente e falsa che “in Italia è impossibile” o che occorra “aspettare”, o che è colpa del Papa non serve a nulla. Se non abbiamo carattere, vero orgoglio, e non crediamo nei nostri obiettivi, è meglio che ci facciamo da parte. Per il bene di tutti.

6) L’OMOFOBIA NON E’ UN PROBLEMA DEI GAY - L’omofobia è un problema della maggioranza degli Italiani, non della minoranza omosessuale. Aiutiamo la cittadinanza italiana a prendere atto di questa realtà limitante e a farsene carico.
L’omofobia è un problema degli omofobi: questo è il messaggio da lanciare.
Se non saranno loro a guarire dall’omofobia (compresa quella interiorizzata) l’omofobia resterà sempre.

7) IL PROBLEMA DEI GAY E’ LA SEGREGAZIONE o APARTHEID - Il razzismo e la violenza scelgono preferiscono sempre più di esprimersi attraverso l’omofobia. Le conseguenze per noi sono segregazione, discriminazione. Gli effetti dell’omofobia sulle nostre vite: questo va denunciato. L’obiettivo delle nostre denunce deve essere uno solo: fare in modo che l’omofobia altrui non condizioni nè peggiori la nostra vita.

8) L’OMOFOBIA E’ UNA MALATTIA - L’omofobia è una malattia, che però non va curata a tutti i costi. Il clima omofobico diffuso ha un costo sociale. Chi è omofobo, resti pure tale: a spese dello Stato.

9) I DIRITTI NON SI IMPORTANO DALL’ESTERO - L’uguaglianza dei diritti non si importa dall’Unione Europea. Così come la democrazia non si esporta dall’America all’IRAQ. Noi italiani dobbiamo percorrere la nostra strada.

10) UNICO PUNTO FERMO: UGUAGLIANZA DEI DIRITTI - Mediare è stato un fallimento in passato. Lo sarà anche adesso.


Spero di ricevere tanti commenti che mi aiutino a stilare un decalogo che rappresenti veramente le idee di tanti che vogliono cambiare le abitudini di denunciare una omofobia in modo inefficace.

giovedì 17 aprile 2008

Campagna laica contro l’otto per mille



Noi laici ci lamentiamo perché nessuno ha osato mai proporre una battaglia concreta sulla quale impegnarci, per portare avanti i nostri ideali e cominciare a segnare qualche punto a nostro favore.
A dire il vero, proposte di ogni tipo e raccolte di firme non sono mancate, ma sono state abbandonate immediatamente, perché si è constatato che non portavano da nessuna parte. Quale migliore occasione allora - adesso che mancano poche settimane alla dichiarazione dei redditi - per mandare in porto una iniziativa che potrebbe incidere sulle ingenti somme di denaro di cui la Chiesa si appropria attraverso il meccanismo truffaldino dell’otto per mille?
Sto proponendo di lanciare una campagna con l’obiettivo di far conoscere agli italiani come funziona il meccanismo che regola la distribuzione del denaro incassato con l’otto per mille, perché si impegnino a loro volta nel farlo conoscere ai loro amici, parenti, compagni di lavoro e referenti Internet. Non costa niente e un suo eventuale successo ridarebbe ai laici la carica che è venuta a mancare il questi giorni e la voglia di tornare a lottare per la laicità dello Stato e l’allentamento della presa della Chiesa sulla società civile.
Per decidere in modo consapevole se è meglio far cadere la propria scelta sullo Stato o su una delle confessioni religiose indicate nel 740 - cattolici, valdesi, ebrei, luterani, avventisti o assemblee di Dio - e, nella seconda ipotesi, su quale di queste, è necessario studiare il marchingegno creato dalla quasi totalità delle forze politiche per favorire la Chiesa in cambio di voti.
Il meccanismo funziona in questo modo. La ripartizione del “monte premi” avviene sulla base della percentuale delle firme raccolte dai sette soggetti, senza tener conto dei contribuenti che hanno preferito non fare nessuna scelta. Conviene quindi fare una scelta, perché il nostro contributo saremo costretti a versarlo comunque.
L’esempio che segue serve a far luce su quello che a molti contribuenti appare come un vero e proprio puzzle. L’anno scorso hanno fatto la loro scelta solo il 35% dei contribuenti. Tra le sei confessioni religiose - grazie alla rinuncia dello Stato a una parte dei suoi fondi in favore della Chiesa cattolica e agli spot pubblicitari ripetuti ossessivamente per convincere i cittadini a firmare per lei - questa ha raggranellato un numero di consensi di poco superiore al 30%, ma si è vista attribuire l’ottantasette per cento del “monte premi”.
Perché proprio l’87% e non il 70% o il 90%? Per capirlo basta eseguire questa proporzione. Il 30% sta al 35% come l’87% sta al 100%. In altre parole la Chiesa ha ottenuto il 30% del totale, ma è stato considerato totale non il 100% dei contribuenti, come sarebbe stato logico, bensì il 35%, percentuale corrispondente al numero di coloro che hanno fatto una scelta.
Chi sa che l’87% del “monte premi” ammonta a un miliardo di euro, vale a dire circa duemila miliardi delle vecchie lire - di cui solo una minima parte viene spesa in beneficenza - può capire la profondità dell’ingiustizia perpetrata ai danni delle altre confessioni religiose e di quei cittadini che non intendono contribuire ad arricchire ulteriormente la Chiesa.
Il nostro obiettivo è quello di far crescere il numero di persone che fanno una scelta diversa da quella di assegnare l’otto per mille alla Chiesa cattolica, perchè solo in questo modo sarà possibile ridurre a livelli accettabili la somma che questa intasca grazie alla compiacenza dello Stato. Altri modi non ce ne sono, almeno fino a quando non si riuscirà a far inserire tra le voci dell’otto per mille la ricerca scientifica, perché in quel caso relativisti, agnostici, anticlericali, evoluzionisti, atei e laici opterebbero senza il minimo dubbio per questa soluzione.
Non scegliete lo Stato dunque e non rinunciate a fare una scelta, ma fatela cadere su una delle confessioni religiose, eccetto quella cattolica.
Riportate questo post sui vostri blog e siti e invitate i blog e i siti del vostro giro a fare altrettanto. Questa è l’arma più efficace per sottrarre alla Chiesa cattolica almeno una parte delle somme che percepisce, mentre i due terzi delle famiglie italiane non arrivano a fine mese. Non possiamo restare inerti davanti a questo grido di dolore.




(newsletter di Movimento Laico)

mercoledì 2 aprile 2008

Blog Action!

Ai partiti politici, ai politici italiani, agli organi di informazione, alla cittadinanza tutta

Questa lettera nasce da uno sforzo collettivo di cittadini italiani della Rete, che si sono confrontati in maniera concreta e proficua usando i mezzi offerti dal social network e partendo da un approccio comune e condiviso, al di là dell’appartenenza politica di ciascuno, per agire attivamente nell’attuale contesto politico e socioculturale.

Vogliamo richiamare l’attenzione di chi ci governa, degli organi d’informazione e delle istituzioni verso quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi di una politica civile, etica e basata sul bene comune.

La tutela dei valori costituzionali del nostro Paese: laicità dello Stato; diritto al lavoro e alla sicurezza sul lavoro; diritto di scelta per la propria salute e tutela della stessa, per tutti; informazione libera, pluralista e basata sulle interazioni.
L’adempimento del mandato elettorale per il quale si viene eletti e del quale i cittadini elettori sono costantemente giudici. Tale adempimento dovrebbe rappresentare una condizione minima, senza la quale “fare politica” diventa semplicemente un modo per raggiungere obiettivi personali e di potere.
La risoluzione di emergenze sociali, tra cui (ne citiamo solo alcune): impatto ambientale dei rifiuti; sistema della Sanità; aiuti alle famiglie e tutela della maternità, attraverso sussidi e asili nido in numero sufficiente; sistema dell’Istruzione e della scuola e scollamento tra questo e il mondo del lavoro; precarietà diffusa e formalizzazione del salario minimo legale.
L’attuazione di riforme politiche non più procrastinabili, quali: l’immediata risoluzione del conflitto d’interessi; una seria riforma del sistema elettorale che impedisca le nomine dall’alto dei parlamentari attraverso l’indicazione della propria preferenza sulla scheda; la decisione sulla non eleggibilità di cittadini, se condannati in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale.
Crediamo che fare politica, nel senso etimologico e più nobile del termine, comporti soprattutto fornire un esempio etico, culturale e di serietà ai cittadini che si governano, e che costituisca un ruolo da non sperperare in inutili e volgari liti, dichiarazioni razziste, aggressioni fisiche; questi comportamenti impoveriscono tutti, sia in un contesto interno alla nazione, sia rispetto all’immagine che essa deve offrire al resto del mondo.

Dal momento che Voi siete chiamati a rappresentarci, dovreste porvi come portavoce di coloro che vivono la realtà quotidiana e trasmettono le sue problematiche concrete.

Pretendiamo che la politica torni a essere un servizio alla collettività e che nel fare questo rispetti alcuni precisi standard di correttezza, buona educazione civica, coerenza e chiarezza.

Noi non siamo solo numeri.
Non vogliamo assistere impotenti alla banalizzazione delle parole che non si trasformano in fatti coerenti e responsabili.
Noi siamo quelli che votano. Quelli che scelgono. Quelli che criticano. Quelli che domandano. Quelli che giudicano.

Noi siamo coloro a cui dovete rispondere del Vostro operato, ogni giorno, in qualsiasi momento.
Attueremo un controllo serrato sulle azioni della prossima legislatura e daremo ampio risalto sui nostri blog di ciò che di buono e di cattivo verrà fatto.

Siamo in grado di criticare l’informazione, di valutare l’attuazione del programma elettorale, di giudicare sui fatti e non sulle promesse e sulle favole.

da BlogAction

venerdì 7 marzo 2008

CAMPAGNA PER L'EDUCAZIONE CIVICA



Scrive la UAAR:

La sensazione che l’Italia sia incamminata verso un declino (nemmeno tanto lento) si fa, di giorno in giorno, sempre più netta. Agli italiani manca il senso civico, si sente spesso ripetere in coro: assai raramente questa lamentela è però accompagnata dalla constatazione che, nel nostro paese, manca anche l’ora di educazione civica.
E’ per questo motivo che l’UAAR, insieme ad altre realtà associative, vuole cercare di portare la necessità dell’educazione civica al centro del dibattito politico. Per ora c’è solo una dichiarazione di intenti: un sito internet e una mailing list (per iscriversi alla quale basta inviare una e-mail vuota a educazionecivica-subscribe@yahoogroups.com) sono stati nel frattempo creati, e sono a disposizione di tutti coloro che vogliono costruire INSIEME un progetto per cambiare l’educazione in Italia.
Per informazioni: campagne@uaar.it



Iniziativa meravigliosa; ricordo ancora quando la facevo a scuola -ero un bimbetto- e ci facevano disegnare su un quaderno il semaforo con tutti i colori per imparare a distinguerli e interpretarli. L'Italia di oggi ha bisogno di ben altro che imparare a distinguere i colori del semaforo (che quelli li distingue benissimo, infatti per attraversare pochi aspettano il verde, e poi non parlo di automobilisti e motociclisti), ha bisogno di imparare tutto da zero, l'abc del cittadino in materia di civile convivenza, senso del dovere, rispetto delle libertà altrui e responsabilità delle proprie scelte.
E', a pensarci bene, una materia laica, la base della laicità e della democrazia; in questo senso l'iniziativa non poteva essere che propugnata -tra gli altri- che da una associazione laica e atea. Spero che abbia successo.

(immagine: Aliasnet.it)

martedì 4 marzo 2008

Campagna "I 7 fatti laici"


(immagine derivata da campagna "uno straccio di laicità")


I 7 FATTI LAICI

Mentre da NoGod danno un giustificato allarme sulla tentata 'corruzione' religiosa integralista nientemeno che dell'ONU, dove

Una commissione internazionale, con il ricatto del petrolio, cerca di abbattere i cardini su cui si fondano le democrazie e la libertà di pensiero. L' operazione mira soprattutto ad eliminare qualsisi principio di laicità delle Istituzioni e a imporre il divieto di critica delle religioni. Occorre mobilitarsi immediatamente per scongiurare questo pericolo mortale non solo per la nostra libertà, anche per la nostra stessa sopravvivenza fisica. Leggete questo agghiacciante documento in cui emerge addirittura il tentativo di assimilare la laicità al razzismo e allo schiavismo.


si segnala, sempre da NoGod, una iniziativa di Enzo Marzo e Maria Gigliola Toniollo che presentano questa proposta alla pubblica opinione e alle forze politiche, e chiedono sia sottoscritta da singoli e associazioni:

"A parole tutti o quasi oggi si dicono laici, ma non c’è laicità senza la più rigorosa neutralità delle istituzioni su convinzioni morali, religiose e filosofiche, senza la garanzia di pari dignità sociale delle persone e senza la separazione fra istituzioni pubbliche e confessioni religiose: non c’è laicità, quando si esige o si accetta di trasformare in obbligo giuridico i dettami morali di una chiesa o si assiste senza reazione all’occupazione delle istituzioni da parte delle gerarchie vaticane. Laicità è riconoscimento alle persone del diritto di scegliere liberamente riguardo la propria vita e il proprio corpo, ed è possibilità di attuare le proprie scelte. Laicità è anche reale coinvolgimento nelle decisioni pubbliche sulle scelte private.
Riteniamo, in questa sede, che per comprenderci meglio e riconoscerci come laici vi sia la necessità di stabilire un minimo comune denominatore con la definizione di alcuni obiettivi concreti:

1) ABOLIZIONE DEL CONCORDATO e di ogni forma di privilegio diretto e indiretto a favore della Chiesa cattolica nella legislazione e nelle politiche pubbliche. E’ necessario e urgente rimettere in discussione l’intero meccanismo di finanziamento pubblico: l’attuale normativa sull’8 per mille, l’esenzione del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa cattolica. Censimento di tutti i finanziamenti arbitrari di Stato, di Regioni e di Enti locali alla Chiesa Cattolica. Necessità di una scuola pubblica laica, a partire dalla scuola dell’infanzia. Abolizione dell’incostituzionale finanziamento pubblico delle scuole confessionali e l’abrogazione della legge che immette automaticamente in ruolo – anche in materie umanistiche e senza concorso – gli ex professori di religione scelti dalle Curie.

2) PIENO RICONOSCIMENTO DELL’AUTODETERMINAZIONE NELLA MATERNITA’. Le istituzioni devono promuovere campagne di informazione sessuale, anche nelle scuole, per la conoscenza dei mezzi di prevenzione; devono agevolare l’acquisto degli anticoncezionali, abolire l’obbligo di ricetta per l’acquisto della pillola del giorno dopo (contraccezione di emergenza) e soprattutto assicurare che l’effettiva operatività della legge 194 sia sempre garantita con personale non obiettore presente in tutte le strutture esistenti, consentendo anche l’uso della pillola abortiva Ru 486. E’ necessaria una nuova legge in materia di fecondazione assistita o una profonda revisione della legge 40, che parta dall’abolizione delle limitazioni già riconosciute illegittime dall’Autorità giudiziaria e che disponga nuove linee-guida.

3) DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SCIENZA, che non può essere limitata, né condizionata, da convinzioni confessionali o ideologiche.

4) RICONOSCIMENTO DELLE DIRETTIVE ANTICIPATE DI FINE VITA, (testamento biologico) con la stessa ampiezza decisionale di chi ha piena capacità.

5) REALIZZAZIONE DELL’ASSOLUTA UGUAGLIANZA GIURIDICA, della parità di diritti e pari dignità sociale per tutti, senza differenza di orientamento sessuale e di identità di genere in materia di diritto di famiglia, nel riconoscere da parte dello Stato una pluralità di modelli famigliari e nella garanzia dei diritti materiali e morali dei minori e dei terzi.

6) RIDISCUSSIONE DELLA NATURA, DEI COMPITI E DELLA COMPOSIZIONE DEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA, che deve informare e coinvolgere il pubblico sulle proprie tematiche. Esso deve inoltre diventare organo di alta funzionalità interna e di riconosciuto valore internazionale e quindi deve essere un organismo autorevole per professionalità e competenza, equilibrato tra le varie concezioni politiche, religiose e filosofiche.

7) RIFIUTO DELL’ASSERVIMENTO DEI MEDIA, soprattutto di quelli pubblici, che si fanno strumento improprio di propaganda religiosa.

SE CONDIVIDI I “7 FATTI LAICI” ADERISCI COME PERSONA, ASSOCIAZIONE, GIORNALE, SITO, BLOG AD adesione@fattilaici.org. Per informazioni: info@fattilaici.org. Sito: www.fattilaici.org".

giovedì 28 febbraio 2008

RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!



Rifaccio la domanda: come stanno messi i laici in questa paradossale campagna elettorale? Male, malissimo.
Cattolici a destra, cattolici a sinistra, cattolici al centro, cattolici davanti, cattolici di dietro, cattolici sopra, cattolici sotto; e fanno pure le vittime, si riuniscono a convegno xchè temono di sparire dalla scena politica, ascoltano devotamente il cardinale di turno che dice che i cattolici devono continuare ad avere una rappresentanza in parlamento (temono di essere in via di estinzione, come il pangolino e lo squalo?), urlano istericamente se una misera decina di radicali in crisi di identità si permettono di approfittare di un errore di suor walter, che li 'accorpa'; prima di accopparli, senza r.
Urlano con un pò di anni di ritardo, visto che quei radicali già erano entrati nel centrodestra anni fa, ma non stiamo a guardare ai dettagli, su.

Unioni civili? Diritti delle persone glbt? Diritto di autodeterminazione delle donne (e di tutte le persone, in realtà)? Macchè, 'non è nell'agenda' di suor walter & c. A destra, poi, non hanno neanche l'agenda.
Le prossime "elezioni" sono paradossali, dicevo (x non dire anticostituzionali, come afferma Grillo, visto che non abbiamo la possibilità di scegliere i candidati, un pò come nella Russia di Putin, non a caso amicone di Berlusconi), e sono già state vinte da lui, dal Grande Fratello LCM (ladro, corruttore e mafioso); sono state vinte già da due anni a dire il vero, quando le persero per un soffio. Così avremo un nuovo, ennesimo mal-governo della Cei e degli 'affari loro': i sottanoni del vaticano da una parte non guardano per il sottile, facendosi rappresentare oggi da personaggi corrotti/corruttori, mafiosi, evasori fiscali, clienti di prostitute e consumatori di droga, ex comunisti, ex sostenitori dell'aborto -sono questi, evidentemente, i valori cristiani x il prossimo millennio, dall'altra si impadroniscono essi stessi in prima persona della scena politica e dettano l'agenda: bisogna favorire le famiglie, difendere la vita fin dal concepimento, sostenere l'istruzione privata (sottinteso: la loro), rimettere Cristo (sottinteso: la dottrina della CCR) al centro di tutto. Ecco finalmente un programma di governo chiaro e conciso, punto per punto, virgola per virgola, ecco cosa dovranno fare i futuri ministri della famiglia, lavoro, sanità, economia, pubblica istruzione, esteri... Con un occhio anche al Quirinale, che non si azzardassero più a dire davanti al paese e al Papa -come fece Ciampi- che lo stato è laico!

E noi? Siamo pronti a combattere? Siamo pronti alla mobilitazione?
Perché saranno almeno 5 anni di lotta dura, nessuno ci regalerà niente, anzi, proveranno (ah, se ci proveranno!) a toglierci anche quel poco che abbiamo, dovremo difenderci ogni giorno, dovremo tentare -da soli- ogni giorno l'assalto di una nuova Porta Pia perché sempre più largo, stavolta, sarà il perimetro delle mura vaticane, si estenderanno a machia d'olio; e a macchia d'odio (verso di noi): adesso piangono, dopo ci accoltelleranno! Chiagni e fotti, si dice a Napoli.
Noi del 'club' di internauti laici e anticlericali, forumisti, sitisti e bloggers più o meno siamo pronti (bisognerà vedere al momento della verità). Ma abbiamo un problema: non ci si fila nessuno. La laicità non interessa nessuno, nessuno se ne occupa, pare non riguardare nessuno, ci sono problemi più importanti, o più urgenti, o tutti e due. O nessuno dei due. O ci sono altre priorità; oppure c'é la famosa agenda, nella quale non troviamo mai posto.




Poi c'é il campionato e gli arbitri; poi c'é la monnezza; poi la cronaca nera, e così via. Ha ragione Grillo: l'informazione è manipolata, non dice quello che serve al popolo, solo quel che serve alle varie caste. Ecco perché per noi sarà durissima!Intendiamoci, quelli di cui sopra sono problemi importantissimi, e vanno affrontati. Ma anche la laicità lo è; ognuno faccia la sua battaglia, noi ci occupiamo di laicità.
Siamo pronti alla resistenza?

Campagna oneri

L’UAAR ha lanciato una nuova campagna a difesa della laicità dello Stato. La campagna riguarda i fondi pubblici che i Comuni versano alle confessioni religiose come oneri di urbanizzazione secondaria: vuole sensibilizzare su questo tema, praticamente sconosciuto all’opinione pubblica, ma vuole anche coinvolgere tutti i cittadini italiani disponibili a dare un piccolo aiuto per comprendere le dimensioni del fenomeno. L'UAAR non vi chiede soldi: vi chiede di indagare su come vengono spesi i soldi della collettività.

Campagna oneri

mercoledì 20 febbraio 2008

"Toccata e fuga"... di nuovo in scena?



da No God

27 docenti della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino hanno sottoscritto un documento (quello che segue) sull’invito rivolto a Benedetto XVI dal rettore Paolo Vigo e dal Presidente della Provincia Francesco Scalia (PD).
Ci risiamo?


Dalle agenzie di stampa nazionali abbiamo appreso dell’invito a tenere una lectio magistralis presso l’Ateneo di Cassino che il Rettore, professor Paolo Vigo, e il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, avvocato Francesco Scalia, hanno congiuntamente rivolto, per il tramite dell’Abate di Montecassino, al Pontefice Benedetto XVI.
Non intendiamo discutere il merito dell’iniziativa, convinti come siamo che l’Università possa e debba ospitare anche le voci più autorevoli e significative della cultura religiosa, quale che sia il credo confessionale che esse rappresentano.

Perplessità e disappunto, tuttavia, hanno suscitato in noi le procedure, nonché i tempi e le modalità della lettera ufficiale d’invito, di cui le suddette agenzie di stampa hanno reso noti ampi stralci.
Sul piano procedurale, non può non destare forte disappunto il fatto che un’iniziativa in cui è coinvolto l’intero Ateneo cassinate sia stata promossa e realizzata di concerto con un’autorità amministrativa ad esso estranea, quale il Presidente Scalia, senza darne alcuna comunicazione agli organi di autogoverno della comunità accademica, sicché docenti e studenti
ne sono stati informati solo attraverso gli organi di stampa.
Peraltro, dagli ampi stralci riportati nei dispacci di agenzia, si direbbe che il testo della lettera di invito ufficiale contenga severe note di biasimo per quei colleghi dell’Università “La Sapienza” che avevano dissentito con il loro Rettore per la scelta di affidare al Papa la lezione inaugurale dell’anno accademico di quella Università. Ebbene: la formulazione di giudizi sommari sulle prese di posizione assunte da colleghi di un’importante Università italiana ci sembra iniziativa sbagliata e particolarmente inopportuna nel contesto che si è venuto a creare dopo il rifiuto del Pontefice di partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università “La Sapienza”. Essa segna infatti il coinvolgimento diretto del nostro Ateneo nel conflitto mediatico delle opinioni - una forma di visibilità cui avremmo volentieri rinunciato.

Per queste ragioni, come docenti dell’Università di Cassino, non possiamo sentirci rappresentati dal tenore irrituale dell’invito rivolto dal Rettore e dal Presidente della provincia di Frosinone a Benedetto XVI. Siamo infatti convinti che l’indiscussa autorevolezza del destinatario e il giusto rispetto per la sua figura avrebbero dovuto suggerire sobrietà e pacatezza, come si addice agli atti istituzionali, e non istanze di natura polemica, che figurano invece nella lettera in questione.

martedì 19 febbraio 2008

Rinviata Liberaitalia



Con un comunicato la Arcigay fa sapere di aver rinviato la manifestazione nazionale Liberaitalia, perché "il precipitare della crisi di governo e la convocazione delle elezioni politiche cambiano lo scenario in cui volevamo inserire questo importante appuntamento. I rischi di strumentalizzazione partitica e allo stesso tempo la possibile interpretazione in chiave elettorale di un appuntamento che invece nasce dall'associazionismo sociale ci consigliano di rinviare LiberaItalia. Non vogliano però rinunciare a prendere la parola sui temi della laicità e nel prossimo periodo, attraverso iniziative locali, azioni dirette e soprattuto il Bologna Pride del 28 giugno 2008, faremo sentire la nostra voce."

Non sono del tutto d'accordo: per me, anzi, c'era maggior bisogno di far sentire la voce laica, sebbene fortemente caratterizzata in senso glbt, degli italiani proprio adesso che siamo in campagna elettorale, visto che l'Arcigay vuole -giustamente- orientare il voto di milioni di cittadini glbt e visto che la laicità è in grande pericolo. L'iniziativa nasceva già un pò viziata dal fatto che non si era riusciti (o non si era voluto?) coordinarsi col No-Vat di un mese prima, ma tutte le iniziative volte a contrastare l'omofobia galoppante per me sono benvenute.
A meno che qualcuno non abbia preso molto sul serio la
canditatura di Grillini a sindaco di Roma, e abbia pensato che una manifestazione che sarebbe stata magari molto simile all'atmosfera di un Gay Pride avrebbe potuto 'turbare' qualcuno sottraendo possibili voti. A pensar male, lo so, si fa peccato...