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martedì 17 giugno 2008

Il futuro? E' alle nostre spalle...




E' incredibile come una donna ultraottantenne riesca a dire due cose terribilmente di buon senso e intelligenza sui diritti civili delle persone lgbt, e sui laici, a fronte di una generazione -quella attuale- che dovrebbe essere giovane, ma che -mediamente- è in realtà tremendamente più vecchia, moralista e grettamente chiusa nella sua paura.
Il Pride? Forse c'é bisogno di essere così provocatori; la Chiesa? La principale responsabile di questo clima di intolleranza.
Questa intervista è stata rilasciata a Daniele Guido Gessa per
E Polis.
Il futuro è alle nostre spalle...
F.



Io, una laica che crede nell'amore verso gli altri
«La politica? Un disastro. Troppe parole inutili e pochissima sostanza»

Meglio di Madonna e di Barbara Streisand. Più di Ornella Vanoni e di Mina. Vladimir Luxuria e Nichi Vendola? Nulla in confronto. La nuova icona dei gay italiani è, strano a dirsi, l’appena ottantaseienne Margherita Hack. Corteggiata a destra e a manca dalle associazioni per i diritti civili degli omosessuali, l’astrofisica più famosa d’Italia, e una delle più quotate al mondo, era candidata a essere, poi tutto è sfumato, la madrina del Gay Pride nazionale di Bologna. Città da dove, ospite d’onore alla rassegna cinematografica Biografilm Festival, fa sapere: «La prossima parata del 28 giugno sarà una ventata di libertà».

Ma Piume di struzzo e lustrini non rischiano di nuocere alla causa dei gay italiani? Gli eccessi non tendono a ghettizzare?

Forse è necessario che si sfoci nel ridicolo. Proprio per affermare i diritti legati all’appartenenza a una società. Ben venga, insomma, il Gay Pride. L’importante, per poter manifestare, è non fare violenza al prossimo. E gli omosessuali di male non ne fanno a nessuno.

Eppure già montano le prime polemiche. Dopo il Gay Pride a Roma la Chiesa è insorta. Famiglia Cristiana lo ha definito una "pagliacciata". E a Napoli lo stesso giorno hanno massacrato di botte due giovani omosessuali.

La Chiesa è la principale responsabile di questo clima. Si colpevolizza il dna dei gay così come, un tempo, si colpevolizzavano i bambini mancini. Le minoranze, in questa Italia, non hanno vita facile E tutto ciò, nel 2008, è praticamente assurdo.

La Chiesa appunto. E' possibile coniugare scienza e religione in questo mondo odierno?

Io l’ho sempre sostenuto. Dio è un’invenzione, una pura e semplice invenzione per spiegare con l’irrazionale quello che la scienza non riesce a spiegare. Ognuno, chiaramente, è libero di crederci, anche gli scienziati. Ma, mentre la logica scientifica è fatta di sperimentazione e osservazione, quella religiosa è un puro atto di fede, una scelta personale.

Qualcuno potrebbe offendersi per questa sua dichiarazione...

L’ingerenza della Chiesa è sempre stata priva di confini. Il Vaticano vuole e ha sempre voluto imporre la sua morale anche a chi non crede in Dio. Perché chi non ha fede deve essere obbligato a un’etica che non è la sua? Io sono convinta che, tuttavia, esista una morale valida per tutti, credenti e non. Ama il tuo prossimo come te stesso. E non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te.

Lei è stata una delle poche parlamentari, considerando anche gli onorevoli maschi, a lasciare la poltrona, nel 2006. E l'anno prima aveva rinunciato al posto di consigliere regionale in Lombardia. Si è pentita di quelle scelte?

Il mestiere del politico non fa per me, anche se ho sempre accettato le sfide che mi venivano proposte. Non mi sono assolutamente pentita di quelle mie decisioni. Ho avuto un’esperienza in Comune a Trieste, città in cui vivo, per un’alleanza di sinistra. Ed è stata un’esperienza drammatica. Discussioni infinite che duravano ore e ore. Troppe chiacchiere inutili. Tornavo a casa sempre alle due del mattino e, come si può immaginare, alla mia età non è molto consigliato fare troppo tardi.

Come valuta l'esclusione della sinistra estrema dal Parlamento italiano?

Una vera e propria tragedia, il frutto dell’enorme sbaglio di Veltroni a voler correre da solo. La sinistra dovrebbe imparare ad andare d’accordo, così come fanno dall’altra parte politica, dovrebbe imparare anche a essere più pratica e meno ideologica. Eppure, a sinistra, ci si è sempre divisi, fin dal 1945. Ma va detto: gli ideali dividono, i soldi e il potere, invece, uniscono.

Quali sono stati, allora, gli errori del partito democratico? Perché ha vinto Silvio Berlusconi?

Il Partito democratico non ha avuto il coraggio di battersi per i diritti di laicità. È stato fin troppo timido e sottomesso. Poi, ripeto, il più grosso errore è stato quello di escludere la sinistra estrema dalla coalizione. Forse speravano, così facendo, di guadagnare consensi al centr. Ma sicuramente hanno perso molti, moltissimi consensi a sinistra. Dall’altra parte, appunto, Silvio Berlusconi, che ha puntato tutto sulla sicurezza. Un venditore più bravo di Vanna Marchi, abilissimo nel comunicare e nel propagandare. Doti che a Veltroni mancano di sicuro.

mercoledì 11 giugno 2008

Bocca di rosa... evviva il sesso sopra ogni cosa!



Di Eleonora Gitto, da Resistenza Laica.

Bocca di rosa per il momento è salva.
Ma solo per il momento. L’emendamento al decreto legge sulla sicurezza, all’esame di Palazzo Madama, che qualificava le prostitute come “soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità” e per questa ragione prevedeva l’ immediato allontanamento dall’Italia, viene dirottato nel disegno di legge.

”Lo sconcio dello spettacolo di donne e uomini nudi per strada, magari davanti agli occhi dei bambini, e poi la mattina i preservativi per terra… Una vergogna che deve finire e che troverà soluzione nel ddl sulla sicurezza. Ora il mio emendamento passa dal decreto al disegno di legge, ma è un bene, perchè così si potrà approfondire l’argomento e trovare soluzioni definitive”.
Questo lo sbotto, quasi risentito, del presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli (An-Pdl) a conferma della decisione presa dal ministro Angelino Alfano e Roberto Maroni.

A quanto pare uno dei problemi “vitali” del nostro paese è diventata la prostituzione.
Tutti avanzano soluzioni drastiche atte a cancellare uno dei mestieri più antichi del mondo, avendo tutti la consapevolezza piena che questa è una mission impossibile.
Se invece di essere in Italia fossimo in uno Stato completamente laico e tollerante, la cosa verrebbe risolta con soluzioni razionali, come quelle olandesi e tedesche. Ma ci troviamo in Italia, in uno Stato sempre meno laico sotto il crescente influsso confessionale. Uno Stato, in cui, tra l’altro, non c’è mai stata una propensione a trattare con lucidità temi a carattere sessuale.

Quello che sta succedendo lascia presagire la possibilità che si arrivi ad una “regolamentazione” ispirata da una parte da principi xenofobi, dall’altra da personalissimi principi morali, per lo più di stampo cattolico.
Sorvoliamo sul fatto che la legge italiana non annovera fra i reati quello della prostituzione e il ricorso al Tar vinto da una giovane prostituta del Comune di Lonate Pozzolo ne dà conferma. Il Tar ha infatti sentenziato che “L’esercizio della prostituzione non è di sè attività delittuosa”.

Ma l’idea di dare il famoso “foglio di via” ad una prostituta rimanda al tema dell’intolleranza. Se si considerasse la prostituzione come un lavoro e la si regolamentasse come tale, la questione “prostitute straniere” si ridurrebbe alla concessione del permesso di soggiorno per lavoro.
Le prostitute sono “soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità”, così recitava l’emendamento. Soggetti pericolosi per chi? La questione “prostituzione straniera” è davvero una questione di ordine pubblico, ovvero di criminalità? L’aspetto criminale è così prevalente da giustificare una generalizzata politica unicamente repressiva?
Questo lavoro mette a rischio solo l’incolumità delle prostitute stesse. Il vero problema da combattere è il fenomeno della prostituzione coatta: eliminare lo schiavismo, mettere gli sfruttatori in condizioni di non nuocere sia direttamente sia indirettamente alle prostitute: è su questo che bisognerebbe porre l’accento.

Invece, siamo in Italia, per cui la prostituta è un pericolo per la sicurezza e la “pubblica moralità”. Così Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, si affretta a pontificare: “La prostituzione in strada deve essere considerata un reato”.E, non contento, continua “Se una povera disgraziata ha deciso di rovinarsi la vita facendo la prostituta, si affitti un appartamento e faccia quello che vuole…”.
Il che significa un bel balzo indietro nel tempo di oltre 50 anni. Si torna alla situazione pre-Merlin, cioè, alla riapertura dei bordelli.
Non si parla più di regolamentare o di prostituzione autoregolamentata, perché, oggi, diventa fondamentale che la donna non si venda seminuda in strada, a tutte le ore del giorno e della notte, mettendo in imbarazzo le caste famiglie borghesi: diventa questo il motivo per cui la prostituzione “Deve tornare a essere un reato”, come afferma Alemanno.

Ma la prostituzione può essere davvero considerata un reato?
E qui si torna a quella “pseudo morale” tutta cattolica per cui le uniche vere colpe sono quelle che riguardano la sfera del sesso. Rubare, mentire, corrompere, violare qualsiasi regola della società umana sono colpe veniali, salvo che si tratti di sesso. E avere un rapporto sessuale mercenario diventa gravissimo.
Certo qualcuno potrà obiettare che catechismi, bolle ed encicliche sottolineano la gravità degli altri peccati, ma nei fatti e nei comportamenti della gerarchia cattolica così come dei suoi fedeli seguaci, risulta evidentissimo che il sesso e solo il sesso è il “peccato” per eccellenza.
La prostituzione, di conseguenza, viene considerata come un’attività estremamente immorale e degradante.
Questa visione del sesso come una cosa sporca e peccaminosa, non riconosciuto come bisogno fisiologico al pari del bere, del mangiare del respirare, questo modo di proibire qualunque modalità di espressione di tale esigenza che non sia l’attività sessuale con il coniuge legale, purché principalmente finalizzata alla riproduzione, paradossalmente, rende ancora più necessario e indispensabile il ruolo della prostituta.
E non solo per il richiamo irresistibile del “piacere del proibito”. Sono spesso, e soprattutto, i fedeli che ricorrono alle prostitute.
Se non sono ancora sposati non possono praticare legalmente il sesso con le fidanzate, perché queste, invocando una giustificazione religiosa, si rendono indisponibili. Gli uomini sposati, a loro volta, evidentemente trovano difficoltà anche nell’ambito della vita di coppia legalizzata, perché rapporti orali o altre pratiche finalizzate solo al piacere non possono essere chieste alla “casta” madre dei loro figli e tra l’altro, non sono autorizzati a fare sesso se non per avere figli. L’autentico devoto, poi, non cerca avventure fuori la coppia perché anche questo è “peccato
Ma su questi peccatori, pentiti subito dopo l’orgasmo, alla ricerca di assoluzione (almeno fino alla prossima “trasgressiva” scappatella), il Vaticano, non si accontenta di porre la mano del perdono divino, ma invoca anche norme punitive.
Anche i clienti delle prostitute per la chiesa finiscono per alimentare indirettamente il “mercato del sesso” e dunque il racket della prostituzione.
Il documento conclusivo del convegno sulla prostituzione organizzato dal Pontificio Consiglio dei Migranti ed Itineranti, parla chiaro. Gli esperti cattolici, missionari, sacerdoti, vescovi, suore, psicologi, chiamati dal cardinale Fumio Hamao ad analizzare a 360 gradi il fenomeno, in un passo del testo scrivono: “Il cliente deve ricevere qualcosa di più di una condanna sociale ed affrontare il pieno rigore della legge“.
Gli esponenti cattolici si mostrano orgogliosi delle loro iniziative contro i clienti delle prostitute.

Ma anche questa non è altro che un’ulteriore prova della loro ossessione per il sesso. Un’ossessione costante che ha portato la Chiesa all’eliminazione di tutte le donne che padroneggiavano l’energia sessuale-spirituale, come le donne di potere dei culti della Madre Terra che furono sterminate con l’accusa di essere streghe.
Un’ossessione che denuncia, ove mai ve ne fosse bisogno, la grave responsabilità che la chiesa ha avuto e continua ad avere nei processi sociali e politici praticando una religione ultra maschilista, che attraverso i Vangeli, ha fondato il principio che la donna può essere legittimata ad esistere o acquisire dignità solo come essere spirituale e soltanto se asessuata, come la Madonna, vergine, oppure se devotamente al servizio di un maschio-marito.
Una donna alla quale è concesso di compiere un percorso spirituale, ma solo nella castità perché solo così evita di esercitare il potere sessuale, e soltanto in ruoli subalterni e lontano dall’esercizio di rituali sacri.
E se a questo aggiungiamo che chi si rivolge ad una prostituta può essere diversamente abile, con problemi fisici o psicologici che possono impedire, nella pratica, di avere quei momenti di gioia di cui, con diritto, godono gli altri esseri umani, la professione della prostituta assume un aspetto caritatevole; se si tiene conto del fatto che in genere ciò accomuna molti clienti delle prostitute è una forma di debolezza, che impedisce loro di praticare il sesso in forma non mercenaria, si capisce bene che perseguire prostitute e clienti significa mostrare nessuna “compassione” e colpire persone già deboli è sempre un atteggiamento vile e spregevole che non ha nulla di “cristiano”.

Quale sia la motivazione che spinge una donna ad intraprendere questa strada, se lo fa per libera scelta, non fa altro che esercitare un suo diritto.
Di cosa può essere ritenuta colpevole? Mette a disposizione il suo corpo in cambio di denaro. E allora? Lo scienziato mette a disposizione il suo cervello per danaro.
L’operaio le sue braccia, il chirurgo le sue mani. Facciamo i razzisti con le parti del corpo? E se si controbatte che le parti utilizzate dalla prostituta per esercitare la sua professione sono le parti cosiddette intime, cosa c’è di più intimo e privato di un cervello?
E chi prende mazzette, chi si inchina ai potenti, chi bacia gli anelli in segno di sottomissione non si prostituisce?
Chi chiede favori ed intercessioni, chi assume sempre una posizione a 90° nella vita per fare carriera è meno colpevole di una prostituta che lavora onestamente con il suo corpo?
Ai sessuofobi della chiesa bisognerebbe spiegare che in base ai basilari principi dell’etica una persona non può essere trattata come un mezzo e non è una cosa.
Non è immorale fornire prestazioni sessuali è immorale lo sfruttamento, la violenza.

Una donna o un uomo, perché esiste anche una prostituzione maschile, che si concede per denaro ma in assenza di costrizioni e di violenza, sceglie di farlo esercitando il diritto all’autodeterminazione.
Si tratta di una questione privata tra lei/lui e il cliente e come tale va rispettata.
Il fenomeno della prostituzione non necessita di misure coercitive ma solo di una regolamentazione atta a dare dignità a questo lavoro e a chi lo esercita, a tutelare la vita delle lavoratrici e a combattere lo sfruttamento e la tratta delle donne.
Concentrare l’attenzione sulla “immoralità” del fenomeno della prostituzione e sui clienti proponendo soluzioni non ponderate e razionali e, perciò, non finalizzate a risolvere il problema ma a far passare per “cosa buona e giusta” un confessionale perbenismo sessuofobico è solo l’ennesima prova che la chiesa, se trova la classe politica giusta, può affermare il suo potere. Ed è questo il solo vero “pericolo pubblico” da scongiurare e combattere.

venerdì 6 giugno 2008

Gay Pride, l'ultima manifestazione LAICA...



Qualunque cosa ne possiamo pensare, il Pride è l'ultima grande manifestazione LAICA che c'é rimasta, non c'é nient'altro, nessun'altra occasione per i laici italiani per dimostrare che esistono e per rivendicare i loro diritti e le loro istanze: netta separazione tra Stato e Chiesa (sta scritto nella Costituzione), fine dell'influenza nefasta di un certo tipo di cattolicesimo sulla politica e sulla società, con tutto quel che ne consegue. Mai come in questo caso gli interessi di una minoranza -il popolo lgbt- coincidono con quelli della nazione intera. Dai cattolici 'da sbarco', quelli 'armati' dal Vaticano, non possiamo aspettarci niente se non la solita arroganza, dai laici invece dovremmo aspettarci una partecipazione massiccia, in assenza di altre iniziative della stessa portata. L'ho chiesto più volte: riusciranno prima o poi i "bei laici addromentati" a risvegliarsi, che 'noi' (gay, femministe, atei...) li stiamo baciando da un pezzo?

Domani Gay Pride a Milano e a Roma; qui, la sceneggiata della piazza finale del corteo si è conclusa come al solito, con la vittoria dei
"mandanti" occulti: due preti che cantano in processione e il questore che capitola e nega il permesso concesso due mesi fa. Poco male: ci si ritroverà tutti a piazza Navona, quella del
"coraggio laico".

Un articolo della sempre ottima Tiziana Ficacci e di
NoGod:
6/06/08 - Pierluigi da Palestrina batte i Village People 1 a 0. Complice un arbitro venduto: la Questura di Roma. Annullato il permesso già concordato e sottoscritto per concludere il Gay Pride romano in Piazza San Giovanni con la scusa che la manifestazione nella piazza avrebbe disturbato l'esecuzione di musiche sacre nella Basilica. Ma la vera ragione è che i preti oggi, con Berlusconi e le destre bigotte al governo, possono ottenere qualsiasi cosa da qualsiasi organo di potere dello Stato. Anche un figuraccia come quella che ha contraddistinto oggi la Questura, diventata organo di polizia del Vaticano, il quale estende così la sua giurisdizione statuale anche sulla Piazza oltre che sulla Basilica. I confini fisici del Vaticano si allargano sempre di più e fra poco ingloberanno l'intero territorio nazionale che è ormai a tutti gli effetti, anche per la polizia, un Vicereame del Papa Re. Ed ecco il pensiero di Tiziana Ficacci sul caso Gay Pride.

6/6/08 – La culla del diritto. Grave sconfitta per il gay pride romano di domani che si concluderà a piazza Navona. La vicenda è nota: gli organizzatori della sfilata avevano ottenuto già da due mesi il permesso per sfociare, dopo un breve corteo, a piazza San Giovanni. Retromarcia della questura a manifesti già stampati e affissi in città perché nelle stesse ore all’interno della basilica c’è un concerto a conclusione di un convegno dell’Università Lateranense. La spiegazione non tiene, anzi denuncia un grave pregiudizio da parte della autorità preposta, che si premura di non mischiare il sacro col profano. E questo non gli compete perché la questura ha il compito di vigilare sull’ordine pubblico, e, a memoria d’uomo (e di donna) mai un gay pride ha creato problemi di ordine pubblico. Grave, gravissimo anzi, che il ministero dell’Interno non sia intervenuto a bloccare questa censura che, di fatto, emette un giudizio amministrativo sul gay pride. Ricordiamo che nel 2000, anno del giubileo cattolico, un simile tentativo di censura venne ventilato dalla Santa Sede che riteneva dissacrante che le vie della città potessero essere solcate da omosessuali provenienti da tutto il mondo. In quel caso il ministro dell’Interno Amato oppose alle pretese del Vaticano la Costituzione italiana che sancisce il diritto di manifestare liberamente e pacificamente. E se a questo aggiungiamo l’inopportuna questione del reato di immigrazione abbiamo fatto tombola. Una norma fatta per soddisfare la parte più frustrata e rissosa dell’elettorato di destra e che, nei fatti, sarà irrealizzabile. Ma che serve a sporcare ancora di più l’immagine del nostro paese, mostrandoci al resto del mondo come xenofobi e razzisti (non lo siamo proprio tutti).
Tiziana Ficacci


Io ho già detto come la penso. Buon Pride romano (e milanese) a chi ci sarà.
F.

Whites only



Apartheid: autobus, anticamera dell'espulsione. Rastrellamenti, soggetti pericolosi e la morale pubblica.
dal blog Femminismo a sud.

Saprete tutt* che è in corso un dibattito abbastanza deprimente sulla questione del reato di immigrazione clandestina. L'aggiornamento sta al fatto che stanno definendo per legge chi è un soggetto pericoloso e dunque da espellere e chi no: le prostitute starebbero nella prima categoria, al pari degli sfruttatori e di chi compie traffici illeciti. Anzi si dice di più: secondo la proposta, deve essere considerato soggetto pericoloso per "sicurezza" e "moralità" chi vive "del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività". Ritorna dunque il fantasma della offesa alla morale pubblica che decapita prostitute, gay senza giacca e cravatta al pride e donne che fanno sesso senza fini riproduttivi.

Circa le sex workers è comunque da capire in che senso siano pericolose la "sicurezza" e per chi o cosa. In una nazione in cui la prostituzione non è un reato c'e' da sapere se questa sterzata serva a cominciare a mettere alla sbarra tutte le sex workers o se invece c'e' la conferma di una ulteriore legge razziale che classifica la gravità delle azioni in modo diverso se a compierle sono persone straniere o italiane. Insomma: una sex workers italiana è un soggetto pericoloso? Lo è solo quella straniera? Quale sarebbe la differenza? Forse che la prestazione sessuale assume un livello di pericolosità differente se ad elargirla è una straniera? E quali saranno i segnali piazzati in strada: "Qui prostitute pericolose"? Ma, pericolose in che senso?

Nel frattempo sulla pelle delle persone avviene un'altra cosa gravissima che è partita da Milano, accaduta anche a Bologna e ora denunciata a Torino. Vigili e polizia pattugliano gli autobus per selezionare i passeggeri buoni e quelli cattivi. Cercano stranieri, li trovano, rastrellano e li deportano nei cpt. Io continuo a definirlo apartheid. Voi come lo chiamereste? Solo oggi sappiamo che una ragazzina marocchina di quattordici anni è stata stuprata da un italiano, ma lui non lo deporterà nessuno. Ecco il comunicato dell'associazione Almaterra che denuncia quanto accaduto su un autobus...

(seguito e links qui)

martedì 27 maggio 2008

Pride, nulla di nuovo sotto il Sole




Si avvicina a grandi passi la stagione dei Pride in tutta italia, che avrà come momento culmine il Pride di Bologna, 28 giugno.
Il contorno è roba vecchia, minestra riscaldata: il Pride è solo
ostentazione, non ha ottenuto
risultati utili, e allora noi andiamo in giacca e cravatta. Tié!

Già sentito. Il giorno dopo, sui giornali la classica foto del trans di turno (ormai gli basta pescare nel loro archivio) e le solite dichiarazioni a commento. Nessuno di quei pseudo-giornalisti dell'informazione puttana che ci sbattono in faccia ogni giorno rinuncerà al consueto rito post pride. Già visto.
Io ho già detto
quello che penso sulle polemiche di quest'anno, ora mi limito a riportare due articoli recenti, e aggiungere solo una costatazione: il Pride è l'unica grande manifestazione laica rimasta in questo povero Paese. Tutti i laici italiani, compresi i sedicenti laici e omofobi di sinistra, dovrebbero ringraziarci e partecipare, invece che sparare ad alzo zero contro di noi ad ogni occasione.
Si comincia a
Roma e a Milano il 7 giugno prossimo. Comunque la pensiate, buon divertimento.
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Giacca e cravatta - Quali vantaggi?
di Gianmario Felicetti, Famiglia Fantasma.

In questo periodo sono state molte le discussioni su un pride Giacca e Cravatta.
E’ difficile avere una opinione certa.
Certi eccessi danno fastidio anche a me. Da un lato mi farebbe comodo non vederli. Fa comodo a tutti non vedere certe cose. Ma è questo quello di cui abbiamo bisogno?Poi che dire: può sembrare una ragionevole concessione da dare alla destra. Con la sinistra ci siamo tirati giù le mutande, almeno qui un mignolino, una cosa da poco…
Ovviamente c’è stato chi ha scomodato i bambini, pur con tutte le buone intenzioni. Ma è fin troppo facile strumnetalizzare sulle persone indifese.

Ma allora, come la penso?

Penso che il Pride così come è fatto non serve a niente, in Italia. Risultati zero.
Tuttavia il Pride è il Pride. Farlo è necessario, è impomrtante e non può essere snaturato. Probabilmente noi italiani per avere dei diritti dobbiamo fare altre cose che non il Pride.
Ma un pride si fa come deve essere. E quindi: nessuno può dire come ci si va vestiti.
Se non siete d’accordo, ditemi: cosa ci guadagneremmo se facessimo un Pride in giacca e cravatta, per dare ragione alla destra?
Ci guadagneremmo in credibilità? No.
Avremo più potere contrattuale? Ne avremo meno, perché sarà il primo passo di quella negoziazione al ribasso che con la sinistra ci ha sfibrato l’orgoglio che dovremmo avere.
Avremo più dignità? Non credo proprio.
L’unica censura che fa bene al pride (forse) è quella delle persone che vanno a provocare solo per fare soldi e clienti. Quelle persone è meglio se non ci fossero, secondo me. Oppure relegate in fondo, alla fine. Fuori dalla festa.
Nessuna istituzione è nella condizione di porci condizioni quando per prime le istituzioni stesse ancora sono inadeguate nel farci esercitare quei diritti che la costituzione ci riconosce. Prima uguali diritti. Poi, nel caso, si parla del nostro modo di vestirci il giorno del Pride.

Non siamo noi che dobbiamo vestirci in giacca e cravatta. Sono gli altri che devono venire al Pride.

“Guardare il Pride Parade alla TV è come farsi prendere in giro dai mass-media. Partecipare al Pride Parade è come avere l’opportunità di Alice: addormentarsi e fare un sogno. Senza accorgersene, ritrovarsi in una realtà fantastica ed incredibile, allegorica e visionaria nella quale si incontrano Cappellai matti, regine di cuori prevaricatrici ed eccessive, gatti sornioni, adulatori e disorientanti. Come tutti i sogni è un sogno che dura poco, il tempo di un pomeriggio alla fine del quale è obbligatorio risvegliarsi per un anno intero. Ma al contrario dei soliti sogni è più concreto di quanto si possa credere. Quelle eccessive rappresentazioni così estreme da sembrare caricature dell’esistenza, in verità sono ritratti acuti e penetranti della realtà. La coscienza ne esce saldamente ancorata alla verità, come se, in mezzo a quel frastuono, ce ne fosse stato svelato, misteriosamente, il segreto: i gay sono normali cittadini italiani.” (tratto da “La Famiglia Fantasma”) .

Gay Pride for dummies
di Queerboy, Queerway.

Con l'avvicinarsi delle manifestazioni legate al Gay pride si fanno sempre più insistenti le polemiche legate alla manifestazione stessa e soprattutto alle sue forme "estetiche". Ministri, parlamentari e portinaie si sbracciano e difendono l'idea che il Pride sia una carnevalata e un'ostentazione inutile di nudità ed esagerazioni. Fanno eco anche gli omosessuali che da una parte difendono il Gay pride in ogni sua forma ed espressione e dall'altra lo accusano di esibizionismo e di inopportunità.
La tesi più battuta dai detrattori e dai critici della manifestazione legata alla fierezza omosessuale negli ultimi tempi è proprio quella dell'inutilità di certi metodi e di come il Pride stesso non abbia prodotto gli effetti dovuti e non abbia portato agli obbiettivi che si era prefisso alla nascita del movimento GLBT italiano.
Ad una prima lettura sembra una tesi condivisibile: anni di manifestazioni, rivendicazioni, ostentazioni e tette di fuori hanno lasciato il Paese nello stesso nulla da cui si era partiti. Non sono aumentati i diritti, non sono stati riconosciuti i legami tra persone omosessuali, non si è stati in grado di sconfiggere le discriminazioni, non abbiamo uno straccio di legge che condanni l'omofobia, ecc ecc...

Tutto vero. Ma è davvero colpa del Gay pride che suscita scalpore e irrita così tanto gli animi da convincerli a ostacolarne le richieste?
Evidentemente no! Secco e chiaro, così che non ci siano dubbi.
Prima di tutto bisogna chiarire che i politici che accusano il Gay Pride di non aver stimolato e prodotto i miglioramenti richiesti sono gli stessi politici che si sono opposti a che ciò accadesse.
I politici che sostengono che il Gay Pride è inutile e che senza si sarebbe andati più avanti sono quelli che si battono quotidianamente perchè i diritti e le tutele per le persone omosessuali non passino in Parlamento. Come dire che la segregazione raziale sugli autobus americani era colpa dei neri che non avevano le ruote e non dei bianchi che non li accettavano e che ne ostacolavano le rivendicazioni.

Ad ogni modo, anche senza coinvolgere le responsabilità politiche e personali di questi si può facilmente dimostrare che la loro è una scusa e una pura speculazione montata per far incappare nell'errore quante più persone possibili, omosessuali compresi.
La colpa dell'assenza di diritti, riconoscimenti e tutele è del Gay Pride carnascialesco e esibizionistico? Allora come si spiega che il Gay Pride si svolge ogni anno in tutto il mondo occidentale (e non solo) e che solo pochi paesi ancora non riconoscono, unioni omosessuali, adozioni e tutele?
Facendo due conti, infatti, la storia del Gay Pride come ostacolo per le rivendicazioni semplicemente non regge.
In America il Gay Pride sfila per le strade delle maggiori città degli Stati Uniti dal 1970 eppure quasi tutti gli stati riconoscono forme di unioni riconosciute per gli omosessuali e il Massachusetts e, ora, la California riconoscono il matrimonio come forma di parità. La Spagna riconosce il matrimonio gay e vede sfilare per le strade di Madrid e Barcellona dei Gay Pride colossali. I primi Gay pride europei si sono svolti nei Paesi Bassi e gli stati scandinavi sono stati tra i primi paesi al mondo a riconoscere tutele e diritti per gli omosessuali. La lista potrebbe essere lunghissima e, ahinoi, triste per l'Italia e gli italiani.
Il parallelo tra Gay pride e assenza di diritti e tutele si smonta da solo in pratica. Il Gay Pride si svolge praticamente in tutto il mondo negli stessi termini e con le stesse "manifestazioni estetiche" ma non in tutto il mondo produce gli stessi effetti. La colpa, quindi, non è da ricercare nella manifestazione in se, che si sappia.
Ovviamente si potrebbe fare una disquisizione di opportunità e di "adeguamento" della manifestazione alle società e alle culture alle quali si rivolge ma sarebbe sbagliato non tanto come principio quanto per ciò che rappresenta il Gay pride stesso.
Il Gay Pride, in pratica, è una festa di rivendicazione non una "banale" manifestazione politica. Ci sono momenti diversi e distinti della manifestazione e diversi e distinti dovrebbero rimanere.
Facendo un minimo di storia del Gay Pride e un po' di eziologia si dovrebbe ricordare che il Gay pride è il momento in cui la comunità omosessuale scende in piazza scegliendo di dar vita ad una "rivendicazione" diversa dalla semplice politica ma che affonda le radici in una critica ad una società che mira a nascondere tanto l'omosessualità che la sessualità stessa. Il Gay Pride è anche una rivendicazione di visibilità, il momento in cui gli omosessuali, e tutte le persone che vi partecipano, riacquistano visibilità e rivendicano il diritto di essere fieri di ciò che sono.
Essere omosessuali non è un valore in sé ma essere fieri di esserlo lo è eccome, è esercizio dell'autodeterminazione, della libertà e della democrazia.
Si può essere contrari a forme di eccesso, ovviamente, ma accusare il Gay pride di "remare contro" diventa sminuente.
Piuttosto le accuse dovrebbero essere rivolte altrove. Alla politica cieca e bigotta che guarda solo alle convenienze. Alle pochissime occasioni di dibattito serio. Alle stesse organizzazioni per i diritti delle persone GLBT che poco fanno oltre ad organizzare Pride e feste di finanziamento. Ai media che danno una visione stereotipata e limitata delle azioni GLBT e soprattutto all'assenza pressoché totale di manifestazioni politiche di rivendicazione diverse dal Gay Pride.
Il Gay Pride dovrebbe essere l'atto conclusivo di un anno di impegno politico e sociale, di manifestazioni, iniziative sociali corali, incontri e manifestazioni di piazza.
Tanto per fare un'esempio: la ministra Carfagna dice che le discriminazioni non esistono in Italia e che il Pride è una ostentazione? invece di impiccarsi sul Pride perchè nessuno ha organizzato una manifestazione in Largo Chigi, sotto il dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità? Bisogna aspettare il Gay Pride per fare cartelli contro la Carfagna? Si deve aspettare di andare tutti a Bologna per manifestare contro l'esclusione dei diritti civili dai programmi elettorali dei partiti per le passate elezioni?
Il movimento omosessuale esiste tutto l'anno, o almeno dovrebbe esistere!

mercoledì 21 maggio 2008

L'odio che avanza



Dal blog Femminismo a Sud.

Domenica, mentre consulto i quotidiani online trovo una notizia accompagnata da orribili foto (voi potete guardare il video che mostra com'e' andata) che parlano del rastrellamento dei trans a Roma. Faccio il report della giornata antifascista a verona e non posso trattenermi dal concluderlo parlando giusto di questo.

Passa una giornata e sappiamo dalla ministra alle pari opportunità carfagna che l'omofobia non esiste e che dunque lei non concederà mai il patrocinio del ministero al pride (quello nazionale si svolgerà a Bologna il 28 giugno).

Infine dal fronte cattolico veniamo a sapere che si stanno contando e hanno già stabilito che i parlamentari cattolici sono sufficienti a modificare, anzi cancellare la legge 194 perchè a loro parere avrebbe causato un "inverno demografico".

Tutto ciò accade dopo una settimana di rastrellamenti e deportazioni di Rom. Una settimana in cui si è detto, scritto e fatto di tutto e già basta a stendere un elefante, figurati i tanti e le tante militanti già provate/i in giro per l'italia.

Invece no. Ce n'e' ancora. Leggo che quella storia, accaduta un giorno fa e che parla di trans trascinati per i capelli, davanti ad una folla di bestie disumane, e schiaffati dentro una macchina di polizia mentre la folla assetata di sangue e di vittime da linciare applaude e urla e gode soddisfatta, eccitata, quasi invasata, come se avesse in circolo ettolitri di adrenalina e chili di cocaina pura, viene passata su Rai Uno senza la minima disapprovazione e con un commento di comprensione umana per quella povera gente (parla della folla di invasati linciatori) così tanto esasperata.

Come altri hanno fatto osservare prima di me un simile spettacolo non può che legittimare la "voglia di ronda" che c'e' in qualunque ragazzino mediamente stronzo o in qualunque "cittadino" mediamente fascista.

Quello che veramente mi riesce complicato da capire è come sia possibile che non ci sia nessuno ad indignarsi a parte che poche sparute menti pensanti che rappresentano se stesse. Nulla di sbagliato, anzi, che di individui è fatta la folla e se sono individui che ragionano ancora meglio. Ma quello che voglio dire è che non capisco come si sia persa per troppe persone quell'antenna che persino a me che sono nata tanto tempo dopo la seconda guerra mondiale è rimasta in testa.

Chiamatelo fascist-detektor, chiamatelo allergia al nazismo, chiamatelo come vi pare ma il mio radar è da un bel pezzo che mi dice che siamo ufficialmente in pieno regime fascista. E già che vi ho fatto una testa grande così di parole e parole di resistenza e lungimiranza e antifascismo. Così, posso capire che non tutti siano in grado di vedere, non subito almeno. Ma di quali altre prove hanno, avete bisogno per rendervi conto che sta succedendo, di nuovo, ancora, con un governo instaurato come si fa con i regimi? Perchè di regime si tratta, ottenuto senza tanto spargimento di sangue ma con lo spargimento di tanta materia grigia di gente che ancora è immobile e sotto ipnosi mentre continua a vedere il soldato forzitaliota emilio fede e i camerati leghisti e fascisti mentire sul presente.

Com'e' possibile che nessuno colga la differenza, che non si capisca che...
(qui il seguito e relativi links)

Oltre che fascista, questo è anche un paese lassista e menefreghista, culturalmente immaturo; non saremmo arrivati a questo se tutti -noi cittadini italiani- e non solo una parte avessimo a cuore la legalità, e non avessimo la memoria tanto corta.
Non basta dire che ci hanno cloroformizzati, siamo anche tanto pigri...
F.
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Storia di migranti e di prigioni sociali

Quando arrivammo al nord, con le valigie di cartone, per prima cosa ci mancava il sole. Eravamo in crisi d’astinenza da mare. Mentre il babbo si incatenava per ore nei turni di fabbrica, noi provavamo a sentirci più a casa.

Ricordo la prima discussione con la signora del piano di sotto. Si lamentava delle briciole. Si lamentava dell’acqua che veniva giù dai panni stesi. Si lamentava del rumore e dell’eccessivo vociare. Si lamentava della risata allegra di mia madre.

Perché in Sicilia si vive lo spazio dentro e fuori le mura di casa. Perciò si mangia volentieri in balcone o sul terrazzo, si stendono i panni all’aria aperta poiché il sole li asciuga subito. Che dire poi delle nostre parlate rumorose. Siamo gente dall’espressività vocale autentica, il nostro tono è festoso. Qualche volta ci capita anche di litigare e proprio non ci riesce di sibilare come fanno questi qui del nord. La risata di mia madre poi è un vero e proprio miracolo. E’ contagiosa e quando lei ride la sua faccia si trasforma e ti mette allegria. Mia madre è un mondo solare è pieno di calore. La signora del piano di sotto invece è così triste, con quei capelli tinti che sanno di inquinamento e colorante messo male. Ha gli occhi spenti e secondo me non ride mai.

Mio padre tornava dal lavoro e amava averci tutti in casa. Da noi è usanza parlare mentre si mangia. La signora del piano di sotto invece mangia davanti alla televisione, da sola. I suoi figli la vengono a trovare solo raramente.

Una volta le ho chiesto se aveva bisogno di qualcosa. Lei però guardava strano e rientrò in fretta per mettersi a spiare le mie mosse da dietro le tendine. Stavo asciugando i capelli con il sole del mattino. Una cosa strana da fare in questo posto senza luce.

Mio padre lavorava come un mulo e qualche volta tornava a casa arrabbiato perché lo chiamavano terrone. Aveva braccia forti e una volontà di ferro. Un uomo in grado di scaricare metallo pesante per ore e ore senza lasciar sfuggire mai un lamento. Per fare contenti i padroni non si era neppure iscritto al sindacato. Gli altri scioperavano e lui al lavoro. Gli altri a chiacchierare e lui al lavoro. Ancora sperava di essere stimato per il suo valore, per quello che sarebbe riuscito a dimostrare. Non lo sapeva ancora che qui sfruttano gli esseri umani e di sicuro non li apprezzano se si fanno sfruttare meglio.

Mia madre si svegliava presto al mattino e cominciava a pulire e cucinare per servire la famiglia. La signora del piano di sotto alla riunione di condominio chiedeva cosa aveva di così importante da fare per svegliarsi tanto presto. Così mia madre camminava in punta di piedi e puliva e cucinava piano, senza fare rumore, fino a che l’inquilina dispettosa non tirava su le tapparelle. Tentò anche di conquistare la sua simpatia e le portava pietanze e piccoli regali ma quando fu che un accappatoio cadde dal nostro balcone al suo lei non volle restituirlo. Disse che bisognava che imparassimo ad essere più civili e si precipitò a gettare l’indumento nell’immondizia.

Era il più bell’accappatoio di mio padre e allora la mia mamma...
(qui il seguito)

martedì 20 maggio 2008

Il pollo della libertà



Opera buffa in tre atti.
Atto primo:


Dire, 9 apr 08
OLIARI (GayLib) A CARFAGNA: AFFRONTI QUESTIONE COPPIE FATTO.
L'INVITO DELL'ASSOCIAZIONE OMOSESSUALE DI CENTRODESTRA.

Roma, 9 mag. - "La invitiamo sin d'ora a tenere aperta la 'Commissione per i Diritti e le pari opportunita' delle persone omosessuali' in forze al suo ministero, peraltro gia' mantenuta attiva dal suo predecessore, Stefania Prestigiacomo". Enrico Oliari, presidente dell'associazione GayLib, scrive al nuovo ministro delle Pari opportunita', Mara Carfagna.
Il nodo della lettera e' "il problema urgente, sentito anche dall'elettorato di destra, che riguarda la legislazione in materia di diritti e doveri delle persone e delle coppie omoaffettive italiane". Mai come in questa tornata elettorale, sottolinea Oliari, "l'affermazione delle forze laiche del centrodestra e' stata netta e indiscutibile. Pertanto- conclude- mai come questa volta riteniamo necessario e urgente aprire un confronto franco quanto sereno e produttivo col governo del Popolo della liberta'".

Alla Cortese Attenzione
MARA CARFAGNA
Ministro delle Pari Opportunità

Gentile Ministro;
Sono Enrico Oliari, presidente dell’associazione GayLib, unico gruppo gay nazionale di centrodestra. Le scrivo questa lettera aperta per portare alla Sua conoscenza e sottoporre alla Sua attenzione il problema urgente, sentito anche dall’elettorato di destra, che riguarda la legislazione in materia di diritti e doveri delle persone e delle coppie omoaffettive italiane.
Sono oltre undici anni che la nostra Associazione produce, in ambito nazionale e non solo, saggi di cultura e militanza praticamente inediti nella storia del movimento gay italiano.
Da oltre un decennio facciamo politica nel modo più serio, autentico e nobile della parola difendendo, in seno alle forze liberali di centrodestra, le istanze di quella gran parte di cittadini omosessuali, oltre il 35% di essi, che si identifica nell’area culturale oggi rappresentata dal Popolo della Libertà e che negli anni ha continuato a dare fiducia alle idee e all’azione del presidente Silvio Berlusconi.
Mai come in questa tornata elettorale, va detto, l’affermazione delle forze laiche del centrodestra è stata netta e indiscutibile. Pertanto mai come questa volta riteniamo necessario e urgente aprire un confronto franco quanto sereno e produttivo col Governo del Popolo della Libertà da oggi al servizio dell’intera nazione italiana.
Al riguardo, porgendo dunque a Lei e al suo staff i migliori auguri di buon lavoro, chiediamo con la presente, formalmente, un incontro tra Lei e la nostra Associazione, la quale si propone per essere autorevole referente presso il Governo delle istanze dell’intero movimento gay italiano.
Altresì la invitiamo sin d’ora, pronti a discuterne di persona, a tenere aperta la “Commissione per i Diritti e le Pari Opportunità delle persone omosessuali” in forze al suo ministero, peraltro già mantenuta attiva dal suo predecessore, Stefania Prestigiacomo.
A tal proposito, mi permetto di sottolinearglielo ulteriormente, mai come ora GayLib è pronta a entrare operativamente in un gruppo di lavoro a fianco al Governo espressione dei propri voti e della propria cultura liberale, di destra, per il buon governo del Paese, fornendo proposte alternative a quelle confuse della sinistra, rispettose dei nostri valori.
Confidando, dunque, nella sua preparazione, nella sua giovane età e nell’onestà intellettuale e politica che Le permettono da oggi di ricoprire un ruolo tanto delicato e decisivo per la maturazione della società italiana nei suoi più differenti strati, e in attesa di un cenno da parte sua le giungano i miei saluti più rispettosi.
Enrico Oliari, Presidente GayLib

(forze laaaiche???)



Atto secondo:

Il Corriere della Sera, 19 mag 08 (via GayLib)
«Gay Pride, niente patrocinio».
Carfagna: per il governo gli omosessuali non sono discriminati. Si prepara un forte scontro politico.

Il ministro: cortei inutili, non condivido il riconoscimento ufficiale delle coppie.

Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, non esita: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». Ne sono stati organizzati ben cinque quest'anno di Gay Pride e per quello nazionale (ci sarà il 28 giugno a Bologna) la richiesta ufficiale di patrocinio approderà oggi sulla scrivania di Mara Carfagna. Inutilmente.
Il nuovo ministro per le Pari opportunità non ne vuole sapere delle manifestazioni degli omosessuali: «Hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi». E invece, i Gay Pride, che obiettivo hanno? «Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo ».
I primi due cortei del Gay Pride ci saranno a Roma e a Milano in contemporanea il 7 giugno e per questi gli organizzatori stanno cercando patrocini locali e non del ministero. Ma Mara Carfagna è stata invitata a partecipare un po' a tutti quanti i cortei. Ovviamente non andrà a nessuno.
«Io credo che l'omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».
È convinta il ministro Carfagna: «Sono pronta ad agire su casi concreti e reali. Qualcuno che mi venga a dire che un omosessuale non è stato assunto per via della sua tendenza. O che sempre per tendenze sessuali venga negato un affitto o qualsiasi altro diritto. Allora sì che intervengo».
Parla anche dei suoi amici il ministro Carfagna: «Sì, i miei amici omosessuali non mi dipingono una realtà così tetra per gli omosessuali del nostro Paese. Per questo, invece, sono pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell'omosessualità».
Non è, dunque, orientata ad occuparsi dei gay nostrani Mara Carfagna. Nemmeno di quella commissione per i diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender che pure alberga proprio dentro il suo ministero.
«Non ho ancora preso bene visione di cosa sia e a cosa possa servire», dice. E poi spiega: «La verità è che una volta verificato a cosa serve credo che la userò per occuparmi anche di altro. Ci sono molti problemi di Pari opportunità. Un esempio? Nei luoghi di lavoro ancora oggi le donne guadagnano il 30% in meno dei loro colleghi pari grado. E questo è o non è un problema serio?».
Non soltanto gay. «Disabili. Anziani. Bambini: ce ne è di problemi di pari opportunità nel nostro Paese», rilancia il ministro Carfagna. E spiega: le associazioni nazionali dei gay dicono che in due anni ci sono stati 12 casi di vittime di violenza omosessuale? Ma hanno presente i dati della violenza e della molestia sessuale sulle donne? Almeno 6-7 milioni ogni anno

Atto terzo:

Oliari, GayLib: “Carfagna contraria al riconoscimento delle coppie gay? Allora era meglio la Mussolini”

“Sono stupito dell’annunciata e pregiudiziale chiusura del Ministro Mara Carfagna al riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali, cosa che rappresenterebbe la prima libertà negata di quel Popolo delle Libertà pure sostenuto centinaia di migliaia di gay”. Lo afferma Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centro-destra), il quale sostiene che “Recentemente Alessandra Mussolini aveva dimostrato assai più lungimiranza politica inserendo nel suo ‘governo penombra’ un omosessuale per le Pari Opportunità, segno che i tempi sono maturi per affrontare sobriamente la questione anche in un’Italia che se ne infischia delle Risoluzioni del Parlamento di Strasburgo e che in materia di diritti civili delle persone omosessuali è stata superata persino dalla Colombia e dal Sud Africa”.
“Noi di GayLib - conclude la nota – abbiamo pronte le nostre proposte alternative al mondo culturale ed al movimento omosessuale di sinistra ed in particolare il Riconoscimento delle Unioni Omoaffettive; mi auguro che il Governo, forte di una ritrovata laicità, sappia seguire fino in fondo la via del liberalismo: non è negando un diritto che se ne conserva un altro”.

Finale, sipario.

lunedì 19 maggio 2008

Siccome il Papa predica l'amore...



Di Giulio C. Vallocchia, Resistenza Laica.

B16, il Fuhrer dei cattolici e del Reich bimillenario del Vaticano ieri (16 maggio, ndr) si è scatenato contro la parità di diritti delle persone omosessuali.
Guardatelo in questa foto su La Stampa, addobbato come un gigantesco mont-blanc, crisoelefantino come la statua di Pallade Atena dentro al Partenone, corrusco come l'Atena Pròmachos che guardava al Pireo, ieratico come le Cariatidi della Loggetta, potente come Hashepsut, la faraona che si mascherava da uomo per poter regnare, e bello come Nefertari la favorita di Ramses II.
Ha approfittato ancora una volta dell'ennesima adunata degli idolatri cattolici, bisognosi di immagini e icone sfolgoranti d'oro e d'argento, per lanciare i suoi anatemi contro le rivendicazioni delle coppie omosessuali che si amano e che vogliono vedersi riconosciuti gli stessi diritti delle coppie etero.
Che pena sentire quelle parole di avversione e discriminazione in bocca al sedicente vicario del dio dell'amore universale. Beati i tempi in cui l'unica divinità dell'amore era Afrodite che lo proteggeva in tutte le sue forme. Anche noi atei sappiamo apprezzare le immaginarie entità soprannaturali quando non fanno del male all'umanità.

mercoledì 7 maggio 2008

Sono un cittadino di serie B



Allora, il neo sindaco neo fascista di Roma dice che il Gay Pride è solo ostentazione dell'omosessualità: esibizionismo sessuale, dice per la precisione, e lui a questo è contrario nel caso fosse opera sia di omosessuali che di eterossessuali.
Accidenti, mi viene spontaneo da pensare: in tutti questi anni mi sono perso chissà quanti Straight Pride! Avrei partecipato volentieri...
La dichiarazione di Alemanno ha suscitato il solito coro di reazioni da parte delle associazioni lgbt storiche, quelle di sinistra e quelle di destra: si distingue
GayLib, che scodinzola come al solito (prima di prendere i soliti schiaffoni, sono pronto a scommetterci) spostandosi, anzi franando sempre di più in un caso clinico di omofobia interiorizzata di massa, con la brillante idea di sfilare in giacca e cravatta. Sono più sinceri i trans che vanno in giro col culo scoperto che loro, che -loro si!- devono mettersi una maschera, la giacca e la cravatta, per non vergognarsi di loro stessi.
Che bello sarà, però: sembrerà una delegazione dei Testimoni di Geova al Pride! Spero solo che non faccia troppo caldo quel giorno di giugno.

Ma di che ci si stupisce? Quelle di Alemanno sono dichiarazioni di un fascista, dov'é la novità? Dovevano aspettarselo.
Adesso, in consiglio comunale cercheranno "una formula che non offenda nessuno", cioé faranno svolgere -forse- il corteo nella Cloaca Massima, se va bene, così nessuno lo vede e nessuno si offende. Si, perché questo Paese oltre ad essere cattolico al 100% (tu, laico che stai leggendo: anche tu sei cattolico, non ci provare!) è anche piuttosto impressionabile. Pare infatti che ovunque si sia svolto il Pride, negli anni passati, si sia registrato un crollo verticale delle nascite e ancor prima dei matrimoni, mentre quelli già celebrati rovinavano in lunghe cause civili di divorzio e tutti i bambini che venivano lasciati in casa con le finestre aperte mentre sotto sfilava il corteo manifestavano improvvisamente desiderio di mettere la gonna -i maschietti- o la cravatta -le femminucce. Una tragedia, insomma.

La verità è che siamo sempre stati cittadini di serie B, uguali doveri ma la metà dei diritti.
Non c'é da nascondere che noi stessi abbiamo le nostre responsabilità, abbiamo perso anni e anni delegando la lotta per i nostri diritti a un paio di gruppetti di potere che hanno usato la nostra delega per fare politica di bassa lega, ereditando cioé dalla sinistra parlamentare lo stesso modo settario, vittimista e inciucista di fare politica senza peraltro ottenere nulla. Rifiutandoci, in gran parte, di capire che la lotta deve essere prima culturale che politica, la lotta si fa nella vita di tutti i giorni, nelle nostre famiglie, sul posto di lavoro...
Esemplare il post di oggi di Gianmario Felicetti su
Famiglia Fantasma, e lo voglio riportare integralmente:

Quando facciamo capire ai nostri cari che siamo omosessuali senza dirlo, spesso lasciamo che i nostri affetti più importanti ci disonorino: capita che la nostra identità viene disprezzata e usata come capro espiatorio delle frustrazioni di tutto il nucleo famigliare allargato… e capita che restiamo zitti, accettiamo, mangiamo il piatto della cena e indossiamo camice pulite e stirate, e ogni mattina usciamo di casa dicendo “ciao ma’, ciao pa’”.

Quando al lavoro nascondiamo di essere omosessuali, ci lasciamo disonorare dai colleghi, dove facciamo sì che i nostri affetti non valgano nulla a livello contrattuale. Nel lavoro l’arduo equilibrismo del don’t ask don’t tell è l’ago instabile di una bilancia: da una parte la nostra integrità, dall’altra la busta paga. E ogni mattina diciamo “Tutto bene?” “Tutto ok”. Se non fosse che la nostra anima sia stata venduta a quel diavolo di omofobia, proprio come Faust: firmando un contratto.

Quando decidiamo che dobbiamo essere gay solo nel privato, ci lasciamo disonorare da una opinione pubblica per la quale, giustamente non esistiamo. Ci lasciamo disonorare da una televisione che parla di noi solo con le parole del Papa, perché è l’unico che parla di noi. E l’omofobia interiorizzata cresce silenziosa sul nostro mutismo: temiamo di essere diversi e temiamo il diverso che è in noi.

Quando pensiamo di essere strani e diversi, ci lasciamo disonorare dai compagni di scuola, che ci prendono in giro. Che a volte ci picchiano. Che ci insultano e ci tormentano quotidianamente. Che ci dicono: “Tu non puoi entrare in questo bagno”. Che volte ci uccidono addirittura. E noi stiamo zitti.

Se avessimo continuato a votare una sinistra che promette, promette, ma lo fa solo per rubare i nostri voti, ci saremmo fatti disonorare da un sistema politico marcio e antidemocratico.
Finalmente, almeno per una cosa siamo riusciti a guadagnarci un po’ di onore.

E facendo così, abbiamo intrapreso una strada ardua, che abbiamo il dovere di continuare.
Sarà difficile riconquistarci l’onore nelle scuole, in famiglia, nell’opinione pubblica, al lavoro. Ma è quello che dobbiamo fare.
Coraggio quotidiano. Capacità di trovare strade nuove e abbandonare vecchi schemi. Unità e solidarietà. Ce la faremo?
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Questo è quanto. Adesso, spero che anche certe associaziono lgbt implodano e spariscano come sono spariti, tragicamente, i partiti di sinistra.

Nel frattempo... siccome saremo pure cittadini di serie B ma le tasse le paghiamo come tutti gli altri, come la mettiamo? Rilancio la boutade -perché tale si è dimostrata, visto che non le hanno dato un seguito- lanciata al Pride dello scorso anno: sciopero fiscale!



Oppuve, chiediamo al pvossimo ministvo dell'economia di esseve esonevati dal pagamento (nel mio caso dalla detvazione, essendo io lavovatove dipendente) di metà delle tasse che, vegolavmente, paghiamo allo Stato.
Vingvazio sin d'ova il ministvo, che sono cevto capivà la nostva posizione. Un cavo saluto.

sabato 3 maggio 2008

Decalogo per un nuovo paradigma della lotta all’omofobia



Riporto, per ora senza commentare, da Famiglia fantasma.

Sto provando a stilare una bozza di decalogo per cambiare i paradigmi della lotta omofobica. Non è un lavoro facile, e poi non ne ho le competenze.
Per questo vi chiedo di aiutarmi, con i vostri contributi per renderlo efficace, coerente e privo di eccessi o revisionismi.

1) COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI – Per fare passi avanti nella comunità civile dobbiamo abbandonare la paura delle istituzioni. Chi ha paura non si mette in gioco!
Viva la polizia, viva i Carabinieri, viva il Giudice di Pace.
Andiamo nelle caserme e parliamo con loro. Facciamoci conoscere.

2) RISPETTO PER I NUOVI INTERLOCUTORI POLITICI – Per fare passi avanti dobbiamo riconoscere la dignità dei nostri interlocutori. Quella dignità che noi chiediamo proprio a loro. Per provare la nostra dignità noi non abbiamo bisogno di accusare nessuno, né di screditarlo, né di addossargli colpe non dimostrabili.

3) NON RIVENDICAZIONI MA IMPEGNI CIVILI - La rivendicazione intesa come protesta, come lamentela, o “pretesa” che qualcosa ci debba essere concesso non è vincente. Neri, donne, poveri: si sono tutti conquistati l’uguaglianza battendosi. Noi non ci possiamo esimere da questa “legge naturale” della democrazia. Ci sono sempre stati prezzi da pagare: mettiamoli in conto.

4) DENUNCE SOCIALMENTE SOSTENIBILI - Facciamo denunce socialmente e psicologicamente sostenibili. La gente sa come evitare di essere ammorbata da denunce angoscianti, lamentele e attacchi polemici. Gli accenni al fascismo forzano la lettura delle nostre istanze in una ottica ideologica detrimente.

5) SE SIAMO DISPERATI, TACIAMO - Cercare consensi gongolandosi nella sindorme di onni-impotenza è un peccato mortale. Diffondere l’idea deprimente e falsa che “in Italia è impossibile” o che occorra “aspettare”, o che è colpa del Papa non serve a nulla. Se non abbiamo carattere, vero orgoglio, e non crediamo nei nostri obiettivi, è meglio che ci facciamo da parte. Per il bene di tutti.

6) L’OMOFOBIA NON E’ UN PROBLEMA DEI GAY - L’omofobia è un problema della maggioranza degli Italiani, non della minoranza omosessuale. Aiutiamo la cittadinanza italiana a prendere atto di questa realtà limitante e a farsene carico.
L’omofobia è un problema degli omofobi: questo è il messaggio da lanciare.
Se non saranno loro a guarire dall’omofobia (compresa quella interiorizzata) l’omofobia resterà sempre.

7) IL PROBLEMA DEI GAY E’ LA SEGREGAZIONE o APARTHEID - Il razzismo e la violenza scelgono preferiscono sempre più di esprimersi attraverso l’omofobia. Le conseguenze per noi sono segregazione, discriminazione. Gli effetti dell’omofobia sulle nostre vite: questo va denunciato. L’obiettivo delle nostre denunce deve essere uno solo: fare in modo che l’omofobia altrui non condizioni nè peggiori la nostra vita.

8) L’OMOFOBIA E’ UNA MALATTIA - L’omofobia è una malattia, che però non va curata a tutti i costi. Il clima omofobico diffuso ha un costo sociale. Chi è omofobo, resti pure tale: a spese dello Stato.

9) I DIRITTI NON SI IMPORTANO DALL’ESTERO - L’uguaglianza dei diritti non si importa dall’Unione Europea. Così come la democrazia non si esporta dall’America all’IRAQ. Noi italiani dobbiamo percorrere la nostra strada.

10) UNICO PUNTO FERMO: UGUAGLIANZA DEI DIRITTI - Mediare è stato un fallimento in passato. Lo sarà anche adesso.


Spero di ricevere tanti commenti che mi aiutino a stilare un decalogo che rappresenti veramente le idee di tanti che vogliono cambiare le abitudini di denunciare una omofobia in modo inefficace.

sabato 26 aprile 2008

Scacco al Re-macho!

O: 'della diversità di vedute'



Sul maschilismo imperante, alla faccia della presunta modernità della società italiana: proviamo ogni tanto a ribaltare il punto di vista, facciamo questo esercizio di immedesimazione per evitare di creare di continuo nuove vittime dell'omofobia e del machismosessista, del maschilismo, appunto.
Due contributi interessanti dai blog
Femminismo a sud e Famiglia fantasma, più una triste (per noi italiani, che ne siamo i destinatari) lettera dalla Spagna alle donne italiane. Tanto per gradire...
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Donne abusate

Sapete quant'e' la differenza tra una donna di partito e una femminista che è tale perchè ci crede? Enorme. Potete constatarlo voi stess* a partire dalla questione del braccialetto antistupro. Solo quattro mesi fa della stessa questione ne parlò la lega e le donne a sinistra si fecero una bella risata ritenendo la proposta, come è giusto, una boiata pazzesca [io stessa nel mio piccolo avevo formulato una idea più carina: quella dell'anello vibratore antistupro nella fika, utile e dilettevole]. Oggi invece vediamo che accade esattamente il contrario: a sinistra applaudono alla proposta di rutelli e a destra le donne si incatenano per manifestare un'opinione contraria. Io continuo a ritenere che un anello vibratore potrebbe essere una soluzione più piacevole.

La questione del braccialetto si inserisce in un dibattito sulla sicurezza riacceso, come già sicuramente sapete, a seguito dello stupro avvenuto a roma. Lei una studentessa straniera, lui uno straniero disoccupato. Un fatto gravissimo, come tanti ne accadono tra le mura domestiche. Solo che uno stupro fatto proprio giusto in questo periodo mette a rischio la elezione di rutelli sindaco e dunque il dibattito diventa anche più distorsivo di questioni che non vengono mai trattate come si dovrebbe e produce un ulteriore abuso ai danni delle donne.

Il grande stupro avviene sulla nostra pelle da parecchio e l'ultima campagna elettorale ci ha veramente spossate. Siamo state usate mentre i candidati si contendevano i voti della chiesa e continuiamo ad essere abusate mentre i candidati si giocano a poker la finalissima a roma. Si parla di noi senza che freghi realmente nulla a nessuno e si continua ad alimentare una cultura paternalista e patriarcale che mette in campo "eroi difensori dell'onore delle donne" piuttosto che strumenti, culturali e pratici,che rendano le donne autosufficienti e in grado di difendersi da sole.

Dopo lo stupro, infatti, la prima pagina è toccata...
(segue)

Un libro cuore dal cuore gay

L’antefatto
Ho sempre odiato il libro “Cuore”. L’ho detestato sempre, con tutto… il cuore. Troppo banale, strappalacrime, dozzinale. Eppure ha riverberato la mentalità di tanti, tantissimi italiani. Italiani ancora vivi. Italiani che votano, che fanno opinione e notizia.
L’ispirazione
L’Italiano medio è un inguaribile omofobo romanticone, mammone e tenerone, che ha bisogno di tanta tenerezza. La tenerezza dei luoghi comuni. Quella tenerezza che, tra l’altro, oggi la Chiesa non è più capace di dare.
I nostri affetti, i nostri amori, le nostre storie, le nostre sofferenze significate potrebbero entrare nelle case e nel cuore degli italiani attraverso una rivisitazione del libro Cuore. Un libro Cuore, sì: ma dal cuore gay.
L’idea
Prendiamo il libro di De Amicis. Dodici di noi scelgano una storia, una di quelle più famose, e la trasformi in una storia in cui il protagonista è l’omosessualità con tutta la sua interezza e tenerezza.
Da queste storie possono rivelarsi la semplicità e l’ovvietà delle nostre vite. Quell’omosessualità innocua e semplice come è la nostra.
Storie moderne ma raccontate ammiccando a carezze di tenere lacrime da strappare ai cuori induriti da una informazione di massa omofoba.
Storie in cui i ragazzi innocenti e innocui vengono presi in giro perché gay.
Storie in cui il protagonista è il figlio di due genitori dello stesso sesso, e subisce le stesse ingiustizie e cattiverie che una volta subivano i poveri o i figli di nessuno.
Insomma: quelli che una volta...
(segue)

"ALLE DONNE ITALIANE"
di: Begoña Llovet Barquero. San Lorenzo de El Escorial, Madrid

Dalla Spagna, come donna di 46 anni, madre di famiglia, imprenditrice e donna della mia epoca, mi rivolgo alle donne italiane, perchè c'è qualcosa che non capisco nella politica italiana, e mi riempie di inquietudine. Silvio Berlusconi è stato votato un'altra volta dalla maggioranza e ha rivinto le elezioni. Sarà il presidente del consiglio italiano, la faccia dell'Italia all'estero e il rappresentante degli italiani e delle italiane.

Quante donne lo avranno votato? Molte, non saprei dire un numero però a giudicare dai risultati, molte. Ci saranno donne nubili, sposate, madri, imprenditrici, lavoratrici, casalinghe e tutte queste hanno votato un uomo che, giorno dopo giorno, in più occasioni offende le donne, le vessa, fa commenti maschilisti e paternalisti e si vanta di una mentalità propria degli anni '50 o più indietro ancora.

Dire che gli imprenditori devono investire in Italia perché ci sono le segretarie con le gambe più belle, dire che le donne di destra sono più belle di quelle di sinistra, dire che il Governo Spagnolo è troppo rosa e che sarà difficile per Zapatero governare tante donne, sono frasi disprezzabili, indegne, inaccettabili in una società democratica e paritaria del secolo XXI.

In Spagna semplicemente non sarebbe possibile, vi immaginereste Rajoy (segretario del PPE, il partito popolare spagnolo), Zapatero o qualsiasi altro politico pronunciare un simile commento? Credo che il giorno seguente sarebbe stato crocifisso da tutti i mezzi di comunicazione, dagli elettori e dai paesi a noi confinanti.

Per il resto, in quanto a Berlusconi, neppure ho voglia di parlare. Sarebbe troppo lungo e troppo triste!
(da Liberacittadinanza)

martedì 22 aprile 2008

I tanti volti del panico gay



di Delia Vaccarello, l'Unità, pubblicato il 11.07.06

I tanti volti del panico gay. Chi dice di odiare un ebreo è razzista, così com’è razzista chi disprezza gay e lesbiche. Lo ha detto il Parlamento europeo. Con una risoluzione ha equiparato la discriminazione nei confronti dell’omosessualità al razzismo e all’antisemitismo. La pensano così anche in California: la Camera ha approvato norme che fissano i limiti all’uso della strategia difensiva del "panico gay" nei processi criminali. Sarebbe un’ esaltazione emotiva invocata come attenuante dagli avvocati degli aggressori, sostenendo che i loro clienti, scoprendo che le vittime sono gay o trans, sarebbero presi dal panico reagendo con violenza.
L’ultimo caso: un ragazzo trans viene ucciso da tre conoscenti quando scoprono che è biologicamente maschio. Dei tre, uno è stato scarcerato, due prosciolti dall’accusa di omicidio volontario. La California ha leggi molto dure contro i "crimini di odio". Ma finora è stato il teatro di un paradosso. Le leggi venivano in buona misura depotenziate con una riduzione delle sentenze proprio sulla base dell’odio per i gay, trasformato dai difensori in "paura". Se pensiamo agli episodi di antisemitismo, potremmo attenuarli facendo leva sul "panico ebreo"? Ragioniamo. La paura del diverso è una forma di odio (quante volte rivolto dagli omosex verso se stessi...) che chiamiamo paura in ossequio a un garbo da salotto buono.
L’odio è razzismo, come l’omofobia. Contro le discriminazioni ai danni di omosex si è pronunciato il Parlamento europeo. Contro il pronunciamento si è dichiarato Luca Volontè dell’ Udc, definendolo un documento ideologico che manifesta forme di intolleranza. Verso di chi? Si presume verso quegli stati che non condividono lo stesso indirizzo. I paradossi ci sono anche in Europa. Il parlamento che invita alla tolleranza, di illuministica memoria, sarebbe intollerante? Chi ha paura della tolleranza? Si tratta di panico o di odio?
Stop Discrimination! Non valorizzano il "panico gay" nello Stato di Washington. Proprio oggi, martedì 31 (evviva!!!), entrerà in vigore una normativa che aggiunge l’orientamento sessuale alla lista dei motivi per le discriminazioni messe al bando. Mentre in Cecoslovacchia il parlamento ha approvato una legge che riconosce diritti ereditari e coperture sanitarie ai partner dello stesso sesso. Da noi, invece, "tollerare", nel senso di riconoscere le ragioni degli altri, non vale la pena. I pacs? No, grazie, ha detto il premier. Aggiungendo che gli omosex non vanno discriminati. Cioè non è il caso di riconoscere loro diritti. Trattiamoli però con "garbo". I paradossi sono una specie migratoria , sciamano dalla California, all’Europa, all’Italia, nella stagione delle elezioni...
Chiedere scusa. Incidenti d’auto e choc che non dipendono dalla nostra volontà vanno in parte dimenticati. Se la paura ci paralizza e non viviamo più. Ci sono eventi che vanno ricordati sempre, per la stessa ragione. Perché sono orrendi e, se dovessero ripetersi, non vivremmo più. La persecuzione contro gli omosex in Germania conta 100.000 persone arrestate, centinaia di castrazioni per ordine del tribunale e 15.000 deportati nei lager. C’è chi parla di 600.000 vittime: perché molti gay vennero arrestati in quanto ebrei o dissidenti. Solo nel 2002 il parlamento tedesco ha chiesto ufficialmente scusa agli omosessuali.
Tantissimi esponenti della Wehrmacht erano stati riabilitati dopo il nazismo e, operando nelle istituzioni, si erano opposti a questo riconoscimento. Come le persone anche i pensieri possono essere riabilitati. Ritornano buoni in un’epoca, sebbene siano stati criminali. Se l’odio sembra sempre in agguato, i diritti invece non bisogna mai darli per acquisiti del tutto.
Occorre ricordare che l’odio nei lager è lo stesso odio che uccide oggi tanti omosex e trans e che provoca numerosi suicidi soprattutto tra i giovani. Non si può invocare nessun "panico gay".
Non è per paura che si aggredisce o si uccide un essere inerme.

lunedì 7 aprile 2008

Prego, entrate pure nelle nostre mutande...


Per quelle strane, metafisiche creature che sono i cosiddetti "atei devoti", acrobati da circo linguistico che imperversano sulla scena politica e sociale italiana indisturbati (a cominciare dal principe di tutti loro -che, per stazza se non altro, vale per due, di tutti i provocatori nazional-popolari teorizzatori del famoso metodo "chiagni e fotti" tanto in voga oltretevere, cioé Giuliano Ferrara), per costoro, dicevo, donne, gay, e altre 'categorie' sfigate restano gli obiettivi più facili da colpire; per lorsignori "sotuttoio", discendenti di tutti i duci del passato e del presente in questo medioevo globale nel quale stiamo -ci stanno- precipitando, ma attualmente povere vittime dei laicisti brutti e cattivi.
Questo, che viene dal blog
Femminismo a sud è un buon contributo al grottesco dibattito sull'aborto, attualmente cavallo di battaglia dei mostri di cui sopra; tutto sommato è una buona idea: proverò anch'io, esponente di un'altra categoria di 'sfigati', ad attivare un servizio portineria sull'uscio delle mie mutande, nelle quali del resto alcuni preti hanno già cercato di entrare -per fare approfondita conoscenza, ma sempre nel nome del signore, s'intende- a suo tempo, così sto più tranquillo e so chi entra e chi esce.
Sarà banale, ma... solidarietà tra sfigati.

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Vi piacerebbe una visita guidata nel mio utero?

"Senta lei, ha qualcosa da dire su quello che deve succedere nel mio utero?" - l'ho chiesto all'ortolano vicino casa. Ho fatto la stessa domanda al "carnezziere", al pescivendolo, all'edicolante, al barbiere all'angolo e poi anche al lavavetri beccato di sgarrupo in mezzo alla strada e infine all'ambulante abusivo piazzato a vendere non ho ben capito cosa.

Mi sono detta, se chiunque può parlare su questa faccenda perchè non andare a sollecitare intelligenti riflessioni anche a lavoratori e cittadini meno noti?

Devo dirvi la verità: mi hanno guardata tutti come fossi un po' matta. Soprattutto il fruttivendolo che non ha capito perchè continuavo a chiedergli se lui era un obiettore di coscienza e se avrebbe sempre accettato di vendermi le zucchine. L'ha presa sul personale: "E perchè non dovrei vendergliele? Lei è una cliente affezionata. A lei do sempre le zucchine migliori". Poter contare sul mio fruttivendolo di fiducia: per oggi ho almeno questa certezza.

Tiro un sospiro di sollievo e corro a casa a organizzare il pranzo: ho voglia di pollo con patate al forno. Il pensiero corre alle uova. Quanti embrioni di pulcino avrà mangiato Ferrara? Tanti si direbbe a guardare la sua stazza.

Ieri, chiacchierando in un bel salotto eterogeneo e multiforme tutto rosa, apprezzavo come i giornalisti di una certa categoria non aspettano altro che di scovare lo scoop del secolo e di creare un caso senza alcun rispetto per la privacy delle persone.

Già mi vedevo questi maschilisti iscritti all'ordine andare a rimestare tra i rifiuti di famiglie, amici e parenti di chiunque pur di scovare qualunque cosa che somigli ad un feto. Forse sarebbe il caso di dare loro qualche informazione sulle dimensioni, la forma, soprattutto la grandezza perchè credo che un embrione o un piccolo feto lo immaginano come fosse un bimbo in carne e ossa pronto a marciare con la truppa armata pro life dei movimenti per la vita.

Così mi veniva in mente che se qualcuno decidesse di fare una telefonata anonima all'equipe di ferrara per dirgli che in un punto non ben identificato di napoli, tra l'immondizia, è stato abbandonato un feto. I ferrara boys e le ferrara girls a quel punto credo potrebbero risolvere definitivamente il problema della monnezza napoletana.

Di aborto questa settimana hanno parlato tutti gli invitati della tremenda puntata di annozero, ne ha parlato la chiesa e ancora riparlato la cei (conferenza episcopale italiana), ne ha parlato - per fortuna - Luttazzi, ma quel che è peggio - e qui mi passa tutto il buon umore - è che ne ha parlato perfino quel fascista di Roberto Fiore ora candidato a premier per quella formazione nazista chiamata Forza Nuova.

Alla puntata di annozero c'era pezzotta che parlava della salvezza della vita innanzitutto e insisteva sul fatto che lui da bravo marito - che tenerezza - si occupa dei problemi di sua moglie e dunque anche di quello che riguarda la sua scelta in fatto di procreazione. La roccella, quella del family day, insisteva nel concetto di applicazione della 194 per la parte che riguarda la prevenzione e i colloqui preliminari secondo lei troppo sbrigativi. Lei è una di quelle che se tu vai a comunicare di volere abortire ti fissano una seduta dallo psichiatra ed eventualmente ti programmano anche un bel ricovero coatto a base di antidepressivi e volendo anche di qualche puntina di elettrochoc.

Poi c'era la bonino, che indossava una posa nuova molto da PD e da sorella tollerante della binetti, che ha detto un po' di cose laiche e che vuole dare una revisionatina alla 194. Se è per togliere di mezzo l'articolo che autorizza l'obiezione di coscienza io sarei anche d'accordo. C'era anche franca rame che stimo per tante cose belle che ha fatto. Mi è molto piaciuto anche che si sia dimessa dal senato. Certo lo ha fatto in calcio d'angolo, quasi alla fine della partita ma lo ha fatto e questo non si può dire di altri.

In ogni caso la rame è, con tutto il rispetto che posso dedicarle, in questo momento la persona meno adatta da invitare in un talk show in cui è indispensabile una certa prontezza di riflessi. La rame ha balbettato qualcosa. Che è contro l'aborto. Che con il suo spettacolo teatrale sta girando l'italia. Tutte cose interessanti, ma c'era sul piatto talmente tanta di quella roba da poterne dire molte di più. Ripeto: ci sono tante donne, femministe, lesbiche in giro brave e che sono persino molto telegeniche e quindi non capisco perchè alle trasmissioni dei sedicenti progressisti come santoro non si scelga di invitare una che faccia parte del movimento di donne esistente piuttosto che una che faceva parte di quello che fu.

Infine, ciliegina sopra la torta, c'era una donna disabile che parlava del diritto della madre di abortire. L'aborto veniva descritto come una scelta fatta per poter adempiere al ruolo di cura della figliola già esistente. Peraltro si parlava di un feto che avrebbe avuto uguali problemi di disabilità. Dirompente l'affermazione sulla opportunità di fare una scelta che non condannasse alla infelicità un figlio, ma brutta l'impostazione. Maschilista l'intero modo di organizzare gli interventi in studio. Tutti calibrati per inserire le donne sempre e comunque nel ruolo di sante. Tutti calibrati per definire livelli di liceità e illiceità della scelta di interruzione di gravidanza. Si ergeva alto il giudizio che per fortuna non ripercorreva i servizi sulla terribile situazione a milano.

La chiesa ha invece voluto approfondire la questione degli aborti illegali a genova e nell'attesa di sapere se le suore c'entravano oppure no siamo stat* informat* che l'ecclesiastico pensiero detta regole sul voto ai cattolici e considera tutta la questione genovese come una conseguenza della mentalità "abortiva" degli italiani. Così la vendetta si è realizzata in germania dove le farmacie appartenenti alla chiesa hanno comunicato che non venderanno più contraccettivi. Le donne tedesche ovviamente ringraziano.

Roberto Fiore, infine, è un fascista che ha fatto parte di un certo nucleo dello "spontaneismo armato", condannato e poi - in fasi di giudizio successive - a latitare mentre il suo reato cadeva in prescrizione. Non si capisce come e perchè sia potuto tornare in italia con una verginità politica di livello tale da consentirgli di presentarsi alle elezioni come premier. Su diversi siti si dice che: dal bel mondo della sua latitanza, ha potuto costruire Easy London, impresa che si occupa di studenti che vogliono andare a studiare l'inglese dagli inglesi, nei confronti della quale era stata lanciata una campagna di boicottaggio.

Ha organizzato file di non meglio identificati fascisti in molti stati europei e in italia è stato così bravo da far diventare Forza Nuova, organizzazione fascista che recluta giovincelli tra naziskin e estremisti di destra, tra cattolici integralisti e tifosi in ogni città italiana, un gruppo che nonostante faccia largo uso di saluti romani, svastiche, intenti omofobi, misogini, violenti, slogan xenofobi con intento da genocidio organizzato (un'italia senza extracomunitari si può) non incorre nel divieto sancito per legge che dovrebbe mettere al bando ogni forma di riorganizzazione del partito fascista, una forza politica qualsiasi che può presentarsi alle elezioni e dunque partecipare alle campagne elettorali.

Questo Roberto Fiore si permette di dire che chi abortisce è una assassina e che va severamente punita perchè l'aborto va considerato un omicidio altrimenti quelle cattivone delle donne continueranno ad abortire sempre.

Sui nostri corpi si celebra quindi persino la riesumazione e la legittimazione politica di cadaveri con simpatie naziste. Fiore può tranquillamente sedere a discutere del più e del meno nella poltrona di porta a porta. Può discettare del nostro utero e delle nostre scelte ordinando che ci si metta in galera per "educarci" a non fare più le biricchine. Siamo merce di scambio. Lo siamo sempre state. Lo siamo ancora adesso con una classe politica che immagina che le donne, tutte le donne, una volta incontrate e conosciute, possano votare tutte in una direzione o nell'altra. Lo siamo ancora di più se un fascista si permette di sindacare sulle nostre scelte dal pulpito del suo passato di militante fascista della lotta armata.

Perciò penso che già che ne stiamo parlando è ora di dare la parola a chiunque. Anzi farò così: metterò all'ingresso del mio utero una hostess per l'accoglienza di indiscreti e macabri individui che hanno voglia di fare una visita guidata. Mi raccomando prenotatevi. Venghino siori venghino.

(pubblicatoqui)

Heil Joseph!



Di Gianmaria da Famiglia Fantasma

Dal NazionalSocialimo al CelricalSocialismo: Heil, Ratinzger.

Leggo con orrore che Casini vuole fare proposte di legge ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa. Come se non fosse bastata la legge sulla fecondazione assistita!
Poi penso che la Binetti non lo dice, ma lo pensa. Così ha fatto anche la Bindi, da tanti plaudita, per aver fatto i DiCo dopo essere passata per la casa del vescovo.
Polemiche politiche a parte. Veniamo ai fatti.
Non so se avete mai letto le lettere pastorali in cui Ratzinger si occupa di dottrina sociale. Roba darabbrividire.
A quanto pare non ci è bastata l’aberrazione del nazismo, anche detto nazional-socialismo.
Qualcuno voule fare di meglio. Vuole fare di più. E allora chiamiamolo pure clerical-socialismo. E poi prepariamoci al peggio.

Per chi ritenga che esagero, ecco alcuni tratti del documento pastorale datato 1992 e intitolato “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali”

“La “tendenza sessuale” non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione”.

“Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare.”

“Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone […] Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati […] è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune”.

Ancora: “Includere la “tendenza omosessuale” fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani”.

E infine: “Vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità”

Heil… Ratinger!